“La vita non può essere così brutta, – penso a volte. – Comunque,uno alla fine può sempre farsi una passeggiata sul Bosforo”   –  Orhan Pamuk

Il sole è tramontato e le prime luci della sera si confondono con i fari della auto che in coda ci accompagnano sul Bogazci Koprusu, il grande ponte sul Bosforo a cavallo di due continenti.
Sotto, nel nero delle acque si intravedono alcune navi che lentamente transitano. Scendiamo per Ortakoy passando dietro la piccola moschea, da qui a Besiktas, poi il Dolmabahçe e quindi Cihangir fino a vedere la torre di Galata.
Siamo ormai a Karakoi dove si attraversa il Galata Koprusu, il basso ponte che ci introduce nel Corno d’oro.
La zona delle fantastiche residenze e moschee, del Topkapi e di Sultanahmet, dei vivaci bazar e di Suleymaniye. C’è una forte umidità stasera e il caldo è afoso.
L’acqua è quasi ferma, il buio contribuisce a renderla di un nero intenso, oleosa come il petrolio delle tante petroliere che vi transitano provenienti dal Mar Nero e poi verso il Mar di Marmara , lo stretto dei Dardanelli e finalmente il Mediterraneo.
Al mattino una nebbiolina lo avvolge e lascia intravedere appena le sagome delle navi al largo,container e navi cisterna.
E’ giorno e il Bosforo si anima, torna a vivere. Sirene e fumi neri, persone che si affollano sui moli mentre dal ponte di Galata un intrico di sottili fili di nylon viene calato in acqua nella speranza che qualche pesce abbocchi. Tra Sirkeci ed Eminonu i battelli trasportano viaggiatori a Uskudar o a Basiktas ondeggiando al passaggio delle navi in transito. Il Bosforo costellato di grandi palazzi che hanno segnato la storia di questa città.
Dal Corno d’Oro al bianco abbagliante del Dolmabachçe sovrastato oggi dai moderni grattacieli di Taksim e Harbiye, dal piccolo Beylerbey che annuncia l’Asia, alle poche antiche case ottomane rimaste sopravvissute agli incendi e alle navi e, a guardia, sull’acqua sfiorato dai battelli, la bella Kizkulesi.
Il Bosforo dalle acque profonde e certamente inquinate, dove un gruppo di ragazzi si avventura in acqua mentre altri preferiscono sdraiarsi al sole. Il Bosforo che al calar della sera si illumina per poi tornare nella oscurità. Uno spicchio di luna appare, le acqua si calmano, torna il silenzio rotto solo dal lento passaggio delle grandi navi e dalle piccole imbarcazioni di pescatori.

“Quando vado via da Istanbul,a volte ,penso di volerci tornare al più presto possibile per riprendere a contare le navi. Altre volte,invece, credo di potermi far cogliere più velocemente dal senso di tristezza e perdita,emanato dalla città, se non conto più le navi. ”   – Ohran Pamuk

 

foto: Il Bosforo ( di Luciano Perrone)

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