Provate ad immaginare una azienda, una grande azienda di telecomunicazioni. Una di quelle che rappresentavano la speranza di noi , allora, giovani studenti dell’Itis di Elettronica e Telecomunicazioni ; che dava occupazione a tante persone dei paesi della Martesana ; che ha visto passare tanti bravi tecnici,operai ed ingegneri. Anche diversi amici.
E provate adesso ad immaginarla con i cancelli chiusi, tante bandiere del sindacato appese ai pali, striscioni che chiedono lavoro, la costruzione in metallo e teli che ospita i lavoratori che la presidiano. E poi l’erba che cresce nel parcheggio vuoto, l’edificio centrale dall’aspetto tetro con finestre chiuse, la torre malandata e qualche operaio che si aggira davanti ai cancelli. Su quella torre quando la ricordo io campeggiava la scritta GTE (General Telephone and Electronics), poi le scritte sono cambiate , Siemens Nokia e Jabil. Pur conoscendone la storia di questi ultimi anni dalle parole di Annalisa e altri lavoratori che lottano per tenersela questa fabbrica , non è la stessa cosa che vederla. Ieri ci sono passato davanti dopo molti anni. Mi ci sono fermato davanti e mi è venuto un groppo alla gola nel vedere questo grande patrimonio industriale ed umano in disfacimento e una grande tristezza nel constatare che in questo Paese il lavoro non è mai , nei fatti, una priorità.

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