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Mese

agosto 2013

Obama e la Siria

Nel suo discorso di un’ora fa , Obama si dice pronto ad attaccare la Siria ma pare prendere tempo coinvolgendo nella decisione il Congresso forse consapevole delle conseguenze che potrebbero generarsi.
Mi pare questa la novità più rilevante. Per il resto la solita retorica trasversale a tutti i presidenti e schieramenti, le solite motivazioni in qualche modo usate in Iraq dal suo predecessore, le solite prove non mostrate all’Onu ( di cui si lamenta l’immobilismo), il richiamo alla responsabilità della sicurezza nazionale ( un must nella politica americana), e l’assicurazione in una “guerra lampo” stavolta senza truppe di terra. Deluso da Obama ? Un pochino, … come credo che oggi siano un po’ delusi molti americani.

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( foto Luciano Perrone – 2012 )

 

Venti di guerra sulla Siria

Venti di guerra sulla Siria. L’amministrazione americana schiera la flotta e dice che è tardi per l’ispezione degli osservatori internazionali, i  francesi mostrano i muscoli e non ritengono di dover aspettare nessuna  ispezione, loro hanno già le certezze che servono.  Gli inglesi come sempre sono prontissimi a “menare le mani”, i tedeschi dicono no all’intervento militare , gli italiani non si capisce bene, sarebbe meglio di no, comunque ci vuole una decisione collegiale della comunità internazionale … ( probabilmente decideranno a Washington), l’Europa ha perso l’ennesima occasione e mostra tutte le sue incapacità e limiti per una  politica estera comune basata sulla diplomazia e non sulla forza.

I pretesti sono sempre gli stessi . Le armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate; oggi le armi chimiche di Assad che certamente ci sono ma che ad oggi non è assolutamente certo che le abbia usate.

E qui sta il nodo. Chi aveva interesse in questo momento a far fallire i negoziati e la conferenza sulla Siria che si stava preparando?  Chi spara sugli osservatori dell’ONU e perché ?  A chi giovano  maggiormente quei morti , bambini e non,  gasati nei quartieri periferici di Damasco ? Possiamo escludere che quei morti siano l’ultima chance per il radicalismo islamico che combatte in Siria per ottenere un intervento occidentale più volte richiesto e mai ottenuto ?
Queste domande non possiamo non porcele e su queste dovremmo riflettere.

 In Siria si sta  giocando una partita i cui interessi riguardano una larga parte del Medio Oriente e non solo, anzitutto Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo ( le pipeline transarabiche che necessitano di aggirare l’ostacolo Iran) da un lato, Turchia per altri aspetti dall’altro ( le guerre dell’acqua con la Siria e le dighe sull’Eufrate ad esempio) , Israele ( la sicurezza sui confini libanesi controllati da hezbollah che appoggia Damasco e la speranza in una escalation che coinvolga il nemico di sempre Iran) e l’Iran stesso che in Siria ha investito e sta investendo molto denaro.

Delle armi di tutti i tipi, del supporto logistico e dei fiumi di  denaro forniti dai sauditi ai guerriglieri islamici anti- Assad è cosa risaputa, così come è risaputo che l’ opposizione al regime è egemonizzata  da gruppi qaedisti e del radicalismo islamico provenienti  anche dal Maghreb  (vedi Fratelli Musulmani o Hennahda).  Il regime di Bashar Al-Assad non è certo indenne da enormi colpe così come non lo era quello di Hafiz Al-Assad  padre; ma a Damasco ed Aleppo ,per quel poco che ho potuto vedere e conoscere personalmente anni addietro, sunniti, alauiti,sciiti,cristiani e curdi vivevano fianco a fianco e la religione non ha mai avuto il sopravvento sul laicismo della politica. Padre Paolo  dall’Oglio, un gesuita che viveva dal 1982 in un monastero nel deserto a poca distanza da Damasco, si batteva per il dialogo inter-religioso,  e oggi è nelle mani degli integralisti islamici che questo dialogo mal sopportano.

L’occidente non ha mai voluto fare la propria parte per favorire una evoluzione democratica della società siriana negli anni in cui era possibile e qualche segnale da Assad figlio pur si manifestava prima del 2011. La politica occidentale dei  “due pesi e due misure” messa sistematicamente in atto in quell’area non ha certo favorito il dialogo.

Oggi, come al solito si valuta solo una opzione, quella militare che è la via più breve per  NON  risolvere i problemi ma anzi crearne altri.

Il cuore del Medio Oriente, la culla della civiltà sarà trasformato nell’ennesimo terreno di scontro tra fazioni armate sostenute da questo o quel Paese arabo,  in perenne lotta per il potere che a suon di attentati e vittime innocenti faranno la loro “battaglia politica” come quotidianamente succede in Iraq e in Afghanistan, senza vinti né vincitori ma solo con una lunghissima scia di sangue. Con buona pace di parte dell’opinione pubblica intorpidita dai mass-media che tutto giustificano e dei governi conservatori e progressisti occidentali sulla cui lungimiranza è lecito nutrire qualche dubbio.

La gazzarra

Il raduno del PdL si è concluso tra inni al duce ( che assume le sembianze di Berlusconi ), cartelli stradali divelti per fare spazio al palco, lacrime , baci e “boia chi molla” le larghe intese perché dalla sopravvivenza di queste dipende il salvacondotto dell’ ex-cavaliere.
La guerra civile di Bondi e della sua armata brancaleone è derubricata ad eccesso di servilismo, “ lecchinaggio” direi io. La tessera 2232 della P2 sprizza gioia da tutti i pori e insulta impunemente il sindaco di Roma . E’ contento Napolitano, è contento Letta , il governo è salvo, il Parlamento si tiene un pregiudicato…. e un tot di indagati.
La merce di scambio? Probabilmente una rapida riforma della giustizia in senso berlusconiano del termine e chissà magari una amnistia visto che le carceri sono piene.
I problemi reali del Paese possono aspettare, il lavoro può aspettare,i diritti possono aspettare, l’economia può aspettare, la politica fiscale può aspettare.
Un copione ben recitato e orchestrato dagli uomini dell’ex-cavaliere che , ancora una volta, sono riusciti a mettere nell’angolo un Pd che pare non abbia ancora deciso cosa farà da grande.
Una classica domenica che riposiziona l’Italia a fanalino di coda dell’Europa e del mondo civile.

forza-italia

La legge è uguale per tutti

L’esito della sentenza della Cassazione ristabilisce un principio che in una società democratica e civile dovrebbe essere normale, il principio che chi commette un reato deve pagarne pena indipendentemente da come si chiami, dal ruolo che occupa e dal colore della pelle. In Paese normale appunto. La gazzarra e le pressioni indebite inscenate dal PdL e dai supporter in Parlamento e nelle piazze prefigurano invece un Paese diverso dove l’impunità per i potenti diventi regola e il potere giudiziario imbavagliato ceda la propria autonomia.
Il ridimensionamento politico personale di Berlusconi che inevitabilmente deriverà dalla sentenza e le ripercussioni, che mi auguro ci siano sulle “larghe intese”, non rappresenterà però la fine del berlusconismo come fenomeno culturale e politico penetrato in gran parte della società italiana determinandone scelte ma anche comportamenti. È il momento di prenderne coscienza, viene facile agitare le manette ma non serve, è molto più importante e utile impegnarsi tutti per determinare un processo di rinnovamento radicale politico e culturale che chiuda veramente uno dei peggiori periodi della storia di questo Paese.

legge

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