Venti di guerra sulla Siria. L’amministrazione americana schiera la flotta e dice che è tardi per l’ispezione degli osservatori internazionali, i  francesi mostrano i muscoli e non ritengono di dover aspettare nessuna  ispezione, loro hanno già le certezze che servono.  Gli inglesi come sempre sono prontissimi a “menare le mani”, i tedeschi dicono no all’intervento militare , gli italiani non si capisce bene, sarebbe meglio di no, comunque ci vuole una decisione collegiale della comunità internazionale … ( probabilmente decideranno a Washington), l’Europa ha perso l’ennesima occasione e mostra tutte le sue incapacità e limiti per una  politica estera comune basata sulla diplomazia e non sulla forza.

I pretesti sono sempre gli stessi . Le armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate; oggi le armi chimiche di Assad che certamente ci sono ma che ad oggi non è assolutamente certo che le abbia usate.

E qui sta il nodo. Chi aveva interesse in questo momento a far fallire i negoziati e la conferenza sulla Siria che si stava preparando?  Chi spara sugli osservatori dell’ONU e perché ?  A chi giovano  maggiormente quei morti , bambini e non,  gasati nei quartieri periferici di Damasco ? Possiamo escludere che quei morti siano l’ultima chance per il radicalismo islamico che combatte in Siria per ottenere un intervento occidentale più volte richiesto e mai ottenuto ?
Queste domande non possiamo non porcele e su queste dovremmo riflettere.

 In Siria si sta  giocando una partita i cui interessi riguardano una larga parte del Medio Oriente e non solo, anzitutto Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo ( le pipeline transarabiche che necessitano di aggirare l’ostacolo Iran) da un lato, Turchia per altri aspetti dall’altro ( le guerre dell’acqua con la Siria e le dighe sull’Eufrate ad esempio) , Israele ( la sicurezza sui confini libanesi controllati da hezbollah che appoggia Damasco e la speranza in una escalation che coinvolga il nemico di sempre Iran) e l’Iran stesso che in Siria ha investito e sta investendo molto denaro.

Delle armi di tutti i tipi, del supporto logistico e dei fiumi di  denaro forniti dai sauditi ai guerriglieri islamici anti- Assad è cosa risaputa, così come è risaputo che l’ opposizione al regime è egemonizzata  da gruppi qaedisti e del radicalismo islamico provenienti  anche dal Maghreb  (vedi Fratelli Musulmani o Hennahda).  Il regime di Bashar Al-Assad non è certo indenne da enormi colpe così come non lo era quello di Hafiz Al-Assad  padre; ma a Damasco ed Aleppo ,per quel poco che ho potuto vedere e conoscere personalmente anni addietro, sunniti, alauiti,sciiti,cristiani e curdi vivevano fianco a fianco e la religione non ha mai avuto il sopravvento sul laicismo della politica. Padre Paolo  dall’Oglio, un gesuita che viveva dal 1982 in un monastero nel deserto a poca distanza da Damasco, si batteva per il dialogo inter-religioso,  e oggi è nelle mani degli integralisti islamici che questo dialogo mal sopportano.

L’occidente non ha mai voluto fare la propria parte per favorire una evoluzione democratica della società siriana negli anni in cui era possibile e qualche segnale da Assad figlio pur si manifestava prima del 2011. La politica occidentale dei  “due pesi e due misure” messa sistematicamente in atto in quell’area non ha certo favorito il dialogo.

Oggi, come al solito si valuta solo una opzione, quella militare che è la via più breve per  NON  risolvere i problemi ma anzi crearne altri.

Il cuore del Medio Oriente, la culla della civiltà sarà trasformato nell’ennesimo terreno di scontro tra fazioni armate sostenute da questo o quel Paese arabo,  in perenne lotta per il potere che a suon di attentati e vittime innocenti faranno la loro “battaglia politica” come quotidianamente succede in Iraq e in Afghanistan, senza vinti né vincitori ma solo con una lunghissima scia di sangue. Con buona pace di parte dell’opinione pubblica intorpidita dai mass-media che tutto giustificano e dei governi conservatori e progressisti occidentali sulla cui lungimiranza è lecito nutrire qualche dubbio.

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