Mi sono  imbattuto i giorni scorsi in alcuni  interessanti, o perlomeno fuori dal coro, link  ( vedi in fondo al testo).  Dale Gavlak, uno degli autori, è giornalista indipendente che lavora per Associated Press, pubblica su diverse testate tra cui The Guardian, insomma non mi sembra proprio l’ultimo arrivato. Ciononostante va detto che la guerra in Siria è sin dal primo momento oltre che guerra combattuta sul campo con le armi anche guerra mediatica da entrambe le parti , dunque è sempre molto difficile verificare la veridicità delle notizie. Ci può venire in aiuto solo l’analisi politica della situazione e del ruolo siriano nello scacchiere mediorientale.

La diplomazia, che sulla vicenda siriana si è mossa molto in ritardo lasciando scorrere tre anni che hanno visto massacri ad opera degli uni e degli altri e di cui secondo i dati di Human Rights Watch a farne le spese sono stati per circa il 70% la popolazione civile, quando ha deciso di intraprendere la strada di una conferenza di “Ginevra 2” ecco che arrivano le armi chimiche a bloccare sul nascere l’iniziativa.  Dunque, ammesso che ormai possa avere importanza, a chi ha giovato o gioverà tutta la vicenda delle armi chimiche e dei morti da gas Sarin?

La situazione siriana è estremamente complicata anche grazie ai forti e svariati interessi che si muovono nell’area. La stessa opposizione che in una prima fase sull’onda delle primavere arabe poteva dirsi di popolo e con aspirazioni democratiche e di cambiamento ha dovuto cedere il passo a centinaia di guerriglieri jihadisti richiamati da ogni dove ( ricordiamoci  delle brigate in partenza dalla Tunisia   o dall’Egitto come ci ha spiegato più volte Giuliana Sgrena in alcuni suoi articoli). E oggi il Fronte Al Nusra legato ad Al Qaeda e alle frange estreme dell’islamismo egemonizza l’opposizione al regime. Tra i Paesi confinanti , gli iraniani che sostengono Assad in quanto  garantisce loro un corridoio a ovest verso gli sciiti di Hezbollah e verso il mediterraneo . I sauditi che sostengono i ribelli anti-Assad e che mirano a ridimensionare il potere politico ed economico di Teheran con le nuove pipeline costruite per bypassare lo stretto di Hormuz che gli iraniani minacciano spesso di chiudere e da cui transita più del 20% del petrolio mondiale. Gli israeliani apparentemente defilati timorosi che un cambio di regime a Damasco potrebbe peggiorare la situazione dei confini libanesi controllati da Hezbollah. I turchi ( è noto che anch’essi possiedono i gas Sarin) in perenne lotta con i siriani per l’acqua dell’Eufrate e i progetti delle grandi dighe, ansiosi di avere una qualche influenza sul nord della Siria popolato dai curdi, ma anche per proporsi come attore protagonista in un’area strategica per i traffici economici mondiali. …

A fronte di tutto ciò l’intervento militare americano,aldilà della durata che varia di giorno in giorno  ( martedì hanno affermato 60 giorni con proroga massima di 30) , cosa si prefigge ?  Sostituire un dittatore come in Iraq, riequilibrare le forze in campo, riconquistare peso in Medio Oriente , attaccare la Siria per parlare all’Iran, oppure semplicemente dare una mano ai sauditi  amici di sempre ?

Forse tutte queste cose messe insieme ma resta da chiedersi se il rovesciamento di un regime con una azione militare porti benefici alle popolazioni di quel posto e ancora è in grado di garantire stabilità nell’area ?  La storia recente ci dice il contrario, l’Iraq e l’Afghanistan  sono lì a dimostrarcelo e questo il Parlamento inglese lo ha capito … tutti gli altri, per dirla con Elettra Deiana, dovrebbero rispolverare “memoria e saggezza”.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85450&typeb=0&Fonti-anonime–Il-gas-di-Ghouta-era-dei-ribelli-
Fonti anonime: “Il gas di Ghouta era dei ribelli” – Dale Gavlak e Yahya Ababneh – 2 settembre 2013

http://www.mintpressnews.com/witnesses-of-gas-attack-say-saudis-supplied-rebels-with-chemical-weapons/168135/
EXCLUSIVE: Syrians In Ghouta Claim Saudi-Supplied Rebels Behind Chemical Attack –  Dale Gavlak e Yahya Ababneh – 29 agosto 2013

 *   intervento sul Forum Internazionale di SEL

assad

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