Sono abituato a giudicare le cose sulla base non delle dichiarazioni ma di quello che si fa. E sarà così anche stavolta. Il governo di Renzi ha avuto una gestazione per nulla limpida. Nato male, con una specie di colpo di mano che ha aperto ad una soluzione di fatto extraparlamentare, senza appunto nessun confronto in Parlamento a fronte invece di un aspro confronto nella segreteria e direzione del PD, il nuovo governo muoverà da oggi i primi passi con tanto entusiasmo del nuovo condottiero e dei mercati finanziari.

Non ci è mai piaciuto il governo Letta e non perché siamo incontentabili ma perché si reggeva su un presupposto, quello delle larghe intese ( diventate poi piccole intese), che sottointendeva la possibilità di risolvere i problemi del Paese governando con gli stessi attori che hanno prodotto i disastri.
Quel governo ha vivacchiato giorno per giorno, in continua emergenza e in continua verifica con qualche provvedimento qua e là volto a tamponare situazioni incancrenite mentre il Paese reale rimaneva in sofferenza e le aziende chiudevano e chiudono. L’unico vero provvedimento, l’abolizione dell’IMU, ha regalato a Berlusconi una bella boccata d’ossigeno e ai Comuni altri problemi nel garantire un sistema di welfare accettabile.
Renzi, vincendo le primarie del suo partito, in una grande prova di democrazia, ha ridato fiato alla speranza dei suoi elettori in un cambiamento. Gli va dato atto di aver riportato al centro del dibattito due temi, quali la riforma del lavoro e la legge elettorale, finiti per troppo tempo nel dimenticatoio. Ma è partito subito con il piede sbagliato scambiando quei tre milioni di elettori delle primarie del PD con un plebiscito da elezioni politiche; lavorando con Berlusconi ad una legge elettorale volta a tagliare fuori i piccoli partiti assumendo la logica tutta veltroniana dell’autosufficienza; minacciando un giorno si ed uno anche, lui Sindaco e segretario del PD, di far cadere il governo del suo stesso partito .
E alla fine ce l’ha fatta anche con un po’ di appoggio confindustriale ( che ha già chiesto il conto con la designazione di un “Ministro amico”).
Ma alla positiva caduta del governo delle piccole intese è apparso subito chiaro che non ci sarebbe stato nessun ricambio reale. La barca è rimasta la stessa , è cambiato il capitano , una parte dell’equipaggio è rimasto saldamente al proprio posto e qualcun altro ha cambiato poltrona. Sono saliti a bordo alcuni nomi nuovi e altri noti le cui competenze nei rispettivi Ministeri saranno da verificare sul campo a stretto giro. Tutto in una logica continuista , basata per ora su vacue dichiarazioni di principio e su buone intenzioni senza l’ombra di un programma organico.
Nel campo PD troviamo renziani, dalemiani, bersaniani in quota Cuperlo, giovani turchi, areaDem, una civatiana ( pare ad insaputa di Civati). Il rottamatore ,che nel discorso post- primarie disse che le correnti sarebbero sparite il giorno dopo, in realtà le rivitalizza nella composizione del puzzle dei Ministeri.

Come detto all’ inizio guarderò a quel che si fa, alle proposte ed alle realizzazioni. Non mi lascerò influenzare dal dato, seppur positivo, che la metà sono donne o che al Ministero della Difesa c’è una donna.

Pretenderò che si cominci a guardare nei bilanci della Difesa così come si è guardato per anni in quelli della Scuola; che si decida una volta per tutte che gli F35 sono una spesa inutile.
Pretenderò che la formazione e l’istruzione non siano più ambiti di tagli e controriforme, e che le scuole pubbliche non siano più sportelli bancomat da cui prelevare denaro in continuazione per versarli nelle casse delle scuole private
Pretenderò che si vari un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio perché questo Paese non può perdere i pezzi ad ogni pioggia più o meno consistente.
Vorrei sentir parlare di politiche industriali che arginino le delocalizzazioni, tutelino l’occupazione e promuovano investimenti nella ricerca e sulle nuove tecnologie.
Vorrei che vi fosse la presa d’atto dei fallimenti delle politiche dell’austerity in Europa e che si cominciasse a porre le basi per una Europa sociale che rigetti le imposizioni della troika.
Vorrei che i diritti non finiscano sempre all’ultimo posto, che si attuino politiche di accoglienza per i migranti, che si tolga di mezzo una legislazione che ha portato ad acuire i problemi e non a risolverli, che si chiudano i CIE .

Quello che farà queste cose sarà il mio governo .

Non basta un tweet del tipo “Arrivo, arrivo! #lavoltabuona” ,occorre ragionare su un programma supportato da alleanze credibili che si richiamino a quei valori, altrimenti dalla palude non si esce.
Si annaspa, ci si divincola, ma non si esce.

letta_renzi_alfano

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