“Era in quel giorno morta di peste, tra gli altri, un’intera famiglia. Nell’ora del maggior concorso, in mezzo alle carrozze, i cadaveri di quella famiglia furono, d’ordine della Sanità, condotti al cimitero suddetto, sur un carro, ignudi, affinché la folla potesse vedere in essi il marchio manifesto della pestilenza. Un grido di ribrezzo, di terrore, s’alzava per tutto dove passava il carro; un lungo mormorìo regnava dove era passato; un altro mormorìo lo precorreva….”
(I promessi Sposi – cap. XXXI – Alessandro Manzoni )

E così non rimane che l’argomento dell’allarme sanitario. I moderni emuli di Alberto da Giussano hanno sfoderato i loro spadoni e si preparano a partire all’assalto degli untori. Come primo passo presentando una mozione in Consiglio Comunale a Vimercate dove molto sottilmente si dice : “ considerati i poteri del Sindaco in materia di tutela della salute dei cittadini …” e si chiede quali strumenti e procedure l’Amministrazione metterà in atto per evitare il rischio sanitario, dando ovviamente per scontato che rischio sanitario ci sarà.

A nulla sono valse le spiegazioni del Sindaco sulle procedure di controllo sanitario che partono dal momento in cui i profughi mettono piede in Italia fino all’approdo al Centro regionale di Bresso prima di giungere in Provincia di Monza-Brianza.

Uno dei “bravi con una reticella verde intorno al capo” (I promessi sposi cap. I ) parte all’attacco : “ il Sindaco oltre ad essere stato a conoscenza di questa trattativa ha dato il suo benestare all’operazione” afferma, distribuendo già le responsabilità e additandone i responsabili.

“ Un giorno … principiò a radunarglisi intorno gente, gridando esser lui il capo di coloro che volevano per forza che ci fosse la peste “ ( I promessi sposi – cap. XXXI)

L’occasione è ghiotta, è di quelle che parla alla pancia delle persone e fa leva su paure ataviche . Qual che siano gli invasori, siano essi profughi in fuga dalla guerra o migranti in fuga dalla fame , quel che conta è mettere in discussione il principio dell’accoglienza che questa ed altre amministrazioni sostenute da larga parte di cittadini hanno dimostrato di attuare in svariate occasioni.
Gli spadoni sono ormai sfoderati e a supporto si agita anche lo spettro del virus Ebola.
Il fronte si delinea e viene arruolato un noto capitano di ventura che dal suo scranno avvisa la platea dei rischi che incombono sul centro città i cui commercianti sono già impoveriti dalla crisi economica che si acuirebbe certamente a causa dei profughi lasciati liberi di uscire quando vogliono dalla struttura che li ospiterebbe.
Mi immagino lo scenario, di quelli apocalittici. I cittadini per bene non uscirebbero dalle loro case per timore di essere assaliti o contagiati e i poveri commercianti costretti così a chiudere le serrande.

“La mattina seguente, un nuovo e più strano, più significante spettacolo colpì gli occhi e le menti de’ cittadini. In ogni parte della città, si videro le porte delle case e le muraglie, per lunghissimi tratti, intrise di non so che sudiceria, giallognola, biancastra, sparsavi come con delle spugne.” ( I promessi sposi cap. XXXI )

La situazione diventa critica e allora si chiama da Milano un condottiero che promette il suo intervento affinchè questa invasione non abbia a venire. Lancia anatemi per mostrare al meglio tutta la sua protervia “ il sindaco è un poveretto , pensi prima ai vimercatesi” . E chiude con una minaccia “ all’inaugurazione del centro immigrati ci sarò anch’io …”

“Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare. Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente piú facile di tutte quell’altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire.” ( I promessi sposi cap. XXXI )

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