Non  basta spiegare con la fatalità o l’eccezionalità degli eventi atmosferici  lo spettacolo che ci si presenta nelle nostre città ormai regolarmente ad ogni pioggia di una certa intensità.
Nella migliore delle ipotesi strade che si allagano con sottopassi appena realizzati impraticabili, nella peggiore torrenti e fiumi che esondano e case allagate e invase dal fango  o che crollano sotto la furia dell’acqua.
I cambiamenti climatici non sono una barzelletta inventata da qualche scienziato visionario o ricercatore in cerca di pubblicità personale, sono una realtà sotto gli occhi di tutti. Le stagioni monsoniche da qualche anno nel sud-est asiatico sono sempre più corte e di portata ridotta, ne sono stato testimone da due anni a questa parte. Questa’anno mi dicevano in Sri Lanka  che durante la stagione delle piogge non ha piovuto un giorno ed era da cinque mesi che non pioveva significativamente con conseguenze disastrose sulle colture e sull’allevamento. Il riscaldamento della terra è un dato certificato come lo sono il ritiro dei ghiacciai delle Alpi e l’innalzamento dei mari.
Ma non c’è solo questo che possa spiegare gli eventi.
Quello che si è venuto determinando in questi anni è l’assoluta mancanza di cura per il territorio.
Montagne disboscate per fare posto a impianti sciistici, a nuovi agglomerati di seconde case vuote per tre quarti dell’anno; i boschi che non vengono curati; le sponde dei torrenti  e dei fiumi lasciati all’incuria quando non interrati gli alvei o deviati i corsi; la rete fognaria che per scarsa manutenzione dei tombini non regge più. Territorio violentato da uno sciagurato consumo di suolo per lasciare posto a nuove strade perché politiche miopi che favoriscono sempre il trasporto su gomma devono rispondere ad interessi di lobby. Una legislazione regionale e statale che sistematicamente avalla queste scelte.
E non mi si venga a dire che privilegiare le grandi opere, o affannarsi come ha fatto il ministro Lupi a rassicurare che le grandi opere andranno avanti proprio mentre mezza Italia era sott’acqua o come contenuto nella legge “Sblocca Italia” , va nella direzione di migliorare il territorio e risolverne i problemi.

Il dissesto idrogeologico in cui versano vastissime aree del Paese richiede interventi mirati e grossi finanziamenti, non le briciole ricavate qua e la. I comuni e le regioni non potranno mai far fronte e questi eventi se non possiedono liquidità da investire, se non vengono sbloccati capitali. Questa è l’unica grande opera di cui ha bisogno questo Paese.
Le lacrime di coccodrillo che si versano ogni qualvolta assistiamo a queste tragedie non fanno altro che aumentare la rabbia. Si abbia almeno il buon gusto di tacere.

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