Una natura rigogliosa dai colori forti, il verde smeraldo dei campi di riso, delle grandi piantagioni di Te dove le raccoglitrici lavorano incessantemente tutti i giorni dell’anno raccogliendo foglia dopo foglia , e il turchese del mare contornato dalle palme al vento. La spiritualità dei templi e le diverse fedi che, seppur a fatica, convivono, luoghi dal fascino misterioso come la roccia di Sigiriya sulla cui cima Kassapa costruì il suo palazzo e artisti dipinsero straordinarie fanciulle.  L’incontro con gli elefanti liberi che seguendo una rotta prestabilita si ritrovano ogni anno nello stesso posto,il gracchiare incessante delle cornacchie e gli uccelli multicolore del lago di Tissa Wewa. Lo Sri Lanka è tutto questo e anche di più. Il viaggio indipendente, in autobus e treno, è un osservatorio privilegiato per comprendere meglio questo Paese . Tante le difficoltà ma poi arriva sempre il sorriso del tuo vicino che ti chiede da dove vieni, da quanto tempo sei in giro e se ti è piaciuto il suo Paese …e l’ufficiale in aeroporto che ti dice di tornare presto.

Quelle che seguono sono delle brevi note per un possibile itinerario in questo meraviglioso Paese

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Una veloce corsa in tuk-tuk nella città che alle 6.30 è già in pieno fermento. La stazione di Colombo Fort è molto affollata. Le ferrovie sono ancora quelle costruite dagli inglesi e carrozze e locomotori mostrano tutti gli anni. Alle 7.00 puntuali si parte attraversando le periferie di Colombo,  baraccopoli e case fatiscenti. Oltre la città inizia la grande pianura coltivata. Le bianche garzette annunciano le coltivazioni di riso,nei campi pascolano buoi. Banani ed estesi palmeti da cocco ,qualche fattoria e rari villaggi.
Il treno avanza lento passando piccole stazioni senza fermarsi. Poi cominciano le colline e le montagne. Ora arranca faticosamente tra la vegetazione lussureggiante e su binari che per brevi tratti sono a picco su strapiombi. Dopo due ore e mezza arriva a Kandy. La stazione degli autobus è molto vicina, un caotico movimento di piccoli e moderni bus e grandi Leyland arrugginiti , gli autisti richiamano i passeggeri. Siamo diretti a Dambulla, nel “Triangolo culturale” con i templi rupestri affrescati e scavati nella roccia granitica. Si raggiungono con una lunga serie di scalini. Un tempo luogo di meditazione di monaci buddisti, nelle cinque grotte si susseguono statue e meravigliosi affreschi di Vishnu,divinità locali e storie della vita del Buddha.

Sigiriya dista pochi chilometri, facilmente raggiungibile con i bus. Un enorme monolito sulla sommità del quale Kassapa nel Vsec. d.C. edificò il suo Palazzo. Per salirvi si affrontano 1200 gradini e passerelle metalliche a strapiombo, dall’alto uno straordinario colpo d’occhio sulla pianura e sulla foresta circostante. Circa a metà in una grotta, sono custoditi gli straordinari affreschi delle “fanciulle di Sigiriya” un ciclo di pitture non religiose raffiguranti danzatrici Apsara nell’atto di offrire fiori e frutta.
Tra Sigiriya e Polonnaruwa lungo la strada si apre una bellissima area di savana nel Parco nazionale di Minneriya, dove l’incontro con centinaia di elefanti è reso molto facile dalla presenza di piccoli laghi.
L’antica città e capitale di Polonnaruwa è oggi una vasta area di rovine alcune ben conservate dedicate a Vishnu, Shiva e Buddha.
Particolarmente suggestivo il cuore religioso rappresentato dal Quadrangolo, il vicino Devale di Shiva e il Palazzo Reale.

Sandun e Rangith ci accompagnano al bus. Siamo diretti a nord-est a Trincomalee, una città in cui le tre comunità (tamil, singalesi e musulmane) negli anni della guerra civile dell’83 si fronteggiavano quotidianamente. Dalla fine della guerra e con l’espulsione delle Tigri Tamil la situazione si è normalizzata e oggi si cerca la strada della convivenza , anche se la forte presenza militare in città dimostra che le tensioni non sono del tutto assopite.
Fort Frederick è posto su una penisola che divide la Back bay dalla Dutch bay, oggi zona militare ma ci si può entrare grazie alla presenza sulla sommità della penisola del Konesvaram kovil, un tempio induista tra i più importanti del Paese. Qui si venera Shiva, il dio indù a quattro braccia e Ganesh il dio dalla testa di elefante che, secondo la tradizione induista, dona prosperità.

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Un po’ di relax sulle splendide spiagge di Nilaveli prima di riprendere il camino per tornate sugli altopiani centrali di Kandy, vero cuore dell’isola che ospita il Tempio del Dente, il luogo più sacro dello Sri Lanka.

E’ mattino e tutto inizia con il suono di campanelli. Si apre la porta dorata del tempio inferiore ed escono due sacerdoti che portano un grosso vaso di ottone. Il suono dei tamburi continua incessantemente, ai lati i fedeli restano in ascolto. Poi prendono a salire al piano superiore del tempio, ciascuno portando fior di loto e profumatissimi gelsomini. La fila avanza molto lentamente nella sala superiore affollata di fedeli in preghiera. Ci si ferma per un solo attimo di fronte una piccola sala dove è custodita la reliquia del dente del Buddha.
Ma Kandy non è solo questo . Nei dintorni autentiche perle quali i Giardini botanici reali di Peradeniya e i templi di Embekke, Lantilake e Gadaladeniya immersi in una rigogliosa foresta.
Già pochi chilometri dopo Kandy la strada sale di quota. Curva dopo curva il paesaggio diventa sempre più di montagna e l’aria si fa fredda. I boschi si alternano a estese piantagioni terrazzate di te. Siamo a Nuwara Eliya, una cittadina a 1900 metri s.l.m. ,un paesaggio unico nello Sri Lanka, con prati verdi, antiche case vittoriane, circondata dalle più alte vette del Paese.

La regione degli altopiani di Ceylon era interamente coltivata a caffè, nelle cui piantagioni lavorava gran parte degli abitanti di questa zona e molti stagionali indiani. Poi un terribile parassita distrusse gran parte delle stesse. Gli inglesi che nel frattempo avevano già messo le mani su diverse piantagioni in India, acquistarono a bassissimo prezzo le vecchie piantagioni di caffè a Ceylon, disboscarono le colline e le montagne ed iniziarono la coltivazione su larga scala. La manodopera la portarono dall’India del sud, Tamil specializzati in questi lavori. La coltivazione del te dura tutto l’arco dell’anno cosicché i Tamil dalla seconda metà dell’800 qui vi si stabilirono. I lavoranti di oggi sono i diretti discendenti di quelle famiglie e rappresentano circa il 60% della popolazione di Nuwara Eliya. Così ci racconta la signora della tea-factory Mackwoods di Labookellie Circa 1000 le persone che ci lavorano di cui 600 donne raccoglitrici e 200 uomini addetti alla pulizia dei terreni e al trasporto dalle piantagioni alla fabbrica. Un lavoro duro quelle delle raccoglitrici che è tutto manuale, strappando letteralmente i germogli e le due foglie in alto. Dopo una settimana ritornano sulla stessa pianta cui nel frattempo sono ricresciuti germoglio e foglie. Il Te di queste parti è in massima parte esportato in Medio Oriente , Giappone e Cina.
Dopo l’indipendenza il governo nazionalizzò le aziende, ma le difficoltà di gestione consigliarono di restituirle gradualmente ai privati che mantennero i nomi originari inglesi o scozzesi. I proprietari di oggi sono singalesi o società miste.

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Horton Plains, un altopiano a 2200 mt. ,spesso avvolto nelle nebbie dista pochi chilometri. Le temperature sono molto basse. Una foresta nebulare vastissima dove crescono alte felci arboree, il chinino, eucalipti dal fusto alto e slanciato, nelle radure splendidi alberi di rododendri. Qui si viene anche per vedere l’alba e ammirare ” the worlds end” dove la terra sprofonda in un precipizio verticale di circa 900 metri e per le belle cascate di Baker. Tutto in un percorso circolare di 9 km.

È ora di lasciare le montagne. Percorriamo il percorso d’alta quota da Nuwara Elyia a Ella in treno per goderci lo spettacolo della natura. Intorno a Nuwara è molto sviluppata l’agricoltura di comunità. Piccoli appezzamenti di terra coltivata a terrazze con quanto serve al sostentamento dell’intero villaggio. Il treno fa le sue prime fermate proprio qui. Poi la discesa verso Ella la nostra stazione di arrivo, piccolo paese disposto lungo la main street sovrastato dalla Ella rock e con la bella cascata di Rawana. Un giovane autista ci porterà con il suo Van a sud nelle grandi pianure coltivate a riso, dove le bianche dagoba di Tissamaharama e Yatala si stagliano nel cielo azzurro e il lago di Tissa Wewa , con gli enormi alberi di samamea, è popolato da una folta avifauna.

Kataragama è vicina. All’ora della puja serale si anima con centinaia di fedeli che partecipano alla cerimonia dell’offerta.

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Il Sigiri Express è diretto a Galle, splendida città della costa sud. Una penisola che si protende in mare con la fortificazione portoghese e successivamente olandese, che racchiudono antiche case ed edifici storici coloniali, costellata di piccoli negozi di artigianato. Nella scuola oggi le maestre correggono i disegni che i bambini ci mostrano con orgoglio.
Lo tsunami martoriò questa costa e molte le ONG e piccole organizzazioni che aiutarono nella ricostruzione, come il volontario francese che partecipò al progetto per ricostruire la sede dei vigili del fuoco di Galle. Ogni tanto torna qui a portare direttamente il denaro raccolto nel suo Paese.
Lo incontriamo con il responsabile singalese del progetto e ci dice ,mostrandoci le foto, che il capannone lo hanno ricostruito i volontari italiani e i mezzi acquistati con i contributi francesi.
Nel pomeriggio la città si riversa sulle fortificazioni per la passeggiata in attesa del tramonto. Si gioca a cricket o semplicemente si ascoltano le onde del mare che in questa stagione è particolarmente agitato. Poi arrivano le eleganti signore con il sari e le scolaresche per la foto sul bastione del faro.

Racconto di viaggio pubblicato su http://www.dialoghi.info ( rivista on line dell’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale) n.11 – dicembre 2014

foto: Tempio rupestre a Danbulla ( di Luciano Perrone)

altre foto : https://picasaweb.google.com/108579881680577046438

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