Circa un mese fa, il 13 dicembre, assistetti alla presentazione del libro “Atlante immaginario”, un saggio il cui filo conduttore è il sogno, l’immaginare nuovi mondi e sognare nuovi orizzonti. L’autore, Giuseppe Lupo un docente di letteratura italiana alla Cattolica, durante la sua presentazione si soffermò su due concetti che mi colpirono in particolare :
“le persone hanno smesso di immaginare la storia e di progettare il futuro, anche la politica ha smesso di progettare il futuro e si lascia coinvolgere nella quotidianità”.
E poi sull’utopia, un termine ormai desueto:
“abbiamo abbandonato l’utopia come luogo dell’impossibile” concludendo che oggi è necessario riprendere a pensare all’utopia intesa come progetto per il futuro.

Nella stessa giornata , per uno di quei casi che a volte capitano, a qualche centinaio di chilometri di distanza, a Bologna, nel corso di un convegno c’era qualche politico, ma anche molte persone impegnate a vario titolo nella società, che cercavano di immaginare un futuro diverso, e già nel titolo “E’ Possibile” suggerivano la possibilità di disegnare percorsi diversi, tracciare nuove strade. Dunque quando tornai a casa ascoltando la cronaca da Bologna, mi dissi che non tutto era perso e che la visione dell’autore del libro era forse un pochino pessimistica.
Non che fossimo d’emblée di fronte ad un nuovo progetto  e nemmeno ad una idea compiuta con soggetti definiti, ma almeno una strada si stava aprendo. Qualcuno ancora progettava e lo faceva immaginando un futuro.
Il relatore che concluse quel convegno disse : ” non dico di progettare un sogno ma almeno usciamo dall’incubo” .

Penso che sia un passo avanti ma credo non ci si debba accontentare di uscire dall’incubo. Non ci si deve accontentare semplicemente di dire la propria sulla contingenza ma, appunto, “sognare la storia”. Come si vorrebbe che fosse. E se si ritiene che la politica possa determinare il futuro e la storia allora sarà necessario riconsiderarne i termini e le prerogative.
La politica come mero esercizio del potere e l’ossessione percentualistica come obiettivo prioritario sul cui altare sacrificare ideali, diritti, persone, mira ad affermare una vocazione maggioritaria ma allontana la partecipazione; magari offre soluzioni temporanee a bisogni , ma della politica restituisce una visione stantia, la solita, sempre la stessa.
Immaginare diversamente vuol dire provare a pensare ad una politica che metta al centro le persone, che valorizzi il fattore umano, che pensi al futuro come ad un progetto globale di cambiamento, che riesca a coniugare diritti e legalità , che nella fretta e velocità che contraddistingue questo periodo non lasci indietro nessuno. Che abbia bene in mente una idea compiuta su quale pianeta s’intenda consegnare alle generazioni future anche partendo dalle “piccole cose”, dalle scelte che ci riguardano quotidianamente quando parliamo di ambiente ad esempio.
E in questo contesto sarà necessario anche ripensare ai soggetti, a riprogettare una sinistra possibile in grado di affrontare le sfide di oggi e di domani. Che guardi più alle idee, ai contenuti e che cresca con il contributo di tanti.
Per farlo dovremo avere occhi per guardare verso coloro che vogliono costruire e lavorare ad un laboratorio di idee; verso coloro che già lavorano senza le luci dei riflettori nelle istituzioni, nelle associazioni, nella scuola, nella cultura.Cercando nuove strade ma senza paura della propria storia e identità perchè come scriveva Josè Saramago : ” Bisogna tornare nei luoghi già visti per tracciarvi a fianco nuovi cammini ” 

Il 16 gennaio Monza ospiterà un evento politico che potrebbe diventare un luogo in cui tracciare nuovi cammini. Poi a Milano il 23 con il convegno Human Factor.

Se sapremo raccogliere queste sfide offrendo risposte e costruendo un progetto di futuro, il nostro “Atlante immaginario” si farà più concreto arricchendosi di nuovi nomi, luoghi e percorsi che potranno diventare tanti tasselli di un cambiamento possibile. Non sarà una strada agevole anzi probabilmente presenterà asperità ma vale la pena percorrerla.
Nel famoso apologo brechtiano, il sarto di Ulm sognava di riuscire a volare. Non vi riuscì, ma indusse al medesimo sogno altri uomini che in seguito vi riuscirono.

il sarto di Ulm

Macchina volante realizzata da Berblinger a Ulm nel 1811
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