Non si conoscevano ancora i risultati certi e mentre si ragionava sugli exit-poll già da più parti, anche insospettabili fino a quel momento, si commentava e si faceva a gara a complimentarsi con il vincitore.
Quel vincitore che fino a qualche ora prima le tante cassandre additavano come pericoloso per la tenuta dell’euro e dell’unità politica dell’Europa, inviso alle cancellerie teutoniche e fino a qualche mese fa, poco prima delle elezioni europee , sconosciuto ai più.
Tutti presi nella logica gattopardiana tanto cara a molti nel nostro Paese che , si sa , di saltare da un carro all’atro non si fanno certo problemi.
Anche la politica non ha tardato. Ed ecco che il razzista Salvini con la fascista Marine Le Pen – si muovono ormai all’unisono –  diventano sostenitori di Tsipras, leader di Syriza, un partito della sinistra europea che certo non ha nel suo programma la cacciata degli immigrati o la chiusura delle frontiere.
Non poteva essere da meno il PD di Renzi che manda avanti i luogotenenti Serracchiani e il neo-acquisto Migliore per chiedere al leader greco di “consolidare il lavoro di Renzi in UE” – la prima – e per dire che finalmente “con Tsipras in Europa si cambia”  – il secondo.
Un classico esempio di opportunismo politico neanche mascherato se solo guardassimo al fatto che Migliore proprio per dissidi sull’accordo con Tsipras ha lasciato il suo precedente partito e che consolidare il nulla risulta assai difficile. Perché va detto , durante il semestre a presidenza italiana in Europa, a parte gli annunci, non si sono nemmeno poste le basi per un pensiero di Europa diversa. E allora adesso si invita Tsipras ad aprire le danze e fare ciò che non si è stati capaci o non si è voluto fare.
L’entusiasmo collettivo s’impadronisce delle coscienze  e ci manca veramente poco per arrivare a dire Je suis Tsipras ( alla francese naturalmente) o Nous sommes tous Grecs.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia.
Nelle prime ore della mattina del 26 e oggi , anche in molti dei sostenitori italiani aleggia un po’ d’incertezza e sbandamento dopo che Alexis Tsipras, pragmatico e determinato, sigla l’accordo per il governo con ANEL – gli Indipendenti di destra –  una formazione antiausterity ma appunto di centrodestra.
Si perché per Syriza è fondamentale capitalizzare subito il risultato , andare avanti senza incertezze e non poteva evidentemente permettersi tentennamenti e trattative con altri alleati un po’ meno decisi sulla messa in discussione delle politiche della troika.
Ma questo si fa fatica a comprenderlo soprattutto da chi non ha ben chiaro la situazione in cui versa il popolo greco, e da chi ,nel nostro Paese,  bada solo al proprio ritorno politico d’immagine e da questo successo pensa di trarne qualche piccolo vantaggio accreditandosi come sostenitore della prima o dell’ultima ora certificando nei fatti la propria incapacità a realizzare quello che Syriza , i suoi militanti e il suo leader hanno fatto nel proprio Paese e intendono fare in Europa.

I greci sono i grandi assenti da tutte queste “analisi”, dai tweet e dai post, quei greci a cui Tsipras ha ridato speranza e , come ha detto nel suo primo discorso, “la speranza fa la storia”. Una nuova storia.
La Grecia e il suo popolo che in questi anni di ricette drastiche imposte dalle banche e dal grande capitale finanziario ben rappresentato dalla troika, ha visto famiglie ridotte sul lastrico, ha visto un sistema d’istruzione sfasciato, il sistema sanitario a pezzi non più in grado di garantire nemmeno l’approvvigionamento delle medicine e dei farmaci salvavita, villaggi interi cui manca l’elettricità e l’acqua è erogata alternativamente, un mercato immobiliare crollato e preda di investitori stranieri che comprano a poco prezzo approfittando delle disgrazie altrui, un tessuto industriale ridotto in macerie con la disoccupazione alle stelle,un patrimonio ambientale che viene messo all’asta per ripianare i debiti vendendo intere isole alla speculazione …
Ecco forse prima di tante analisi bisogna pensare a questo, allora si capirebbero anche certe scelte e la necessità d’invertire la rotta,da subito. Tutte le altre elucubrazioni hanno solo il vago sapore delle chiacchiere salottiere stile talk-show.
La Grecia con questa svolta storica dice all’Europa che le persone vengono prima della finanza, se l’Europa come unione di Stati non raccoglie questa grande sfida politica e culturale è destinata al fallimento.

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