“Bisogna aspettare che cali la sera e senza far rumore,andare lungo i muri, salire su per una delle colline,sedersi sulle vecchie pietre o stare in silenzio a guardare l’acqua che scorre sotto il ponte di ferro,e la si sente; non forte, non stentorea, ma lieve,gentile,quasi un mormorio,come la brezza;ma la si sente: la voce della storia. Malacca è uno di quei posti. “

( Un indovino mi disse – Tiziano Terzani )

I cinesi lo avevano capito bene quando vennero qui nel 1409, dopo di loro nel 1511 arrivarono colonizzatori portoghesi . Chi controllava lo stretto di Malacca aveva il controllo sui traffici commerciali verso tutto il sud-est asiatico, verso l’India e l’Africa. Non se ne andarono più e resistettero ai successivi colonizzatori olandesi e inglesi. Oggi la comunità cinese rappresenta una buona parte della popolazione e a Chinatown fervono le attività commerciali. Del passato restano alcuni bellissimi templi  come Cheng Hoo Tong.
Malacca, oggi città Stato, ha perso molto dell’importanza di un tempo ma è rimasta una città multiculturale e te ne accorgi camminando per le strette vie dove si susseguono templi buddisti, moschee e chiese cristiane. Molte le tracce dei dominatori portoghesi come il forte e la porta di Santiago, giù dalla collina, dove si ritrovano giovani coppie per le foto di rito.

“ Malacca è oggi la città più stregata del mondo. Ci sono belle case in cui nessuno vuole abitare e posti in cui non si è mai soli. Ogni sera tra le rovine della fortezza portoghese, la gente vede le sagome di due giovani abbracciarsi. Lui era un marinaio di Albuquerque, lei una suora. Furono scoperti a far l’amore e condannati a morte. Lui venne decapitato, lei murata viva, ma la loro passione continua“

( Un indovino mi disse – Tiziano Terzani )

Belle e antiche case ci ricordano la dominazione olandese. I nuovi e successivi dominatori inglesi vollero che fossero dipinte di rosso per distinguerle da quelle che avrebbero costruito loro. E così nella piazza principale spicca il rosso della Christ Church e dello Stadthuis, che con la torre dell’orologio rappresentano le vere icone di Malacca. Tanto quanto i moderni risciò addobbati all’inverosimile con pupazzi, sedili foderati di velluto e luci colorate, che scorazzano per le vie della città con l’impianto stereo ad alto volume che trasmette musiche hip pop.
A Chinatown i commercianti cinesi vendono improbabili zoccoli stile Olanda in pura plastica, un modo molto kitsch per testimoniare del passaggio olandese; mentre in un angolo del ponte sul fiume che introduce nel quartiere, una ricostruzione di un mulino a vento circondato da aiuola fiorita ricrea un paesaggio tipicamente olandese.
Lungo i canali la barca elettrica si muove silenziosa, passando nei kompong – i villaggi periferici –  accanto a tipiche abitazioni malesi in legno e , avvicinandosi al centro ,  a belle abitazioni moderne sui cui muri campeggiano murales.
Mentre viaggi lungo il fiume, sulla monorotaia sopraelevata, ti passa accanto una carrozza della “monorail”; poi la barca s’infila sotto un ponte, imitazione del Ponte di Rialto.
Anche Malacca nel passato si meritò l’appellativo di “Piccola Venezia” per i suoi canali dalle tante diramazioni e i numerosi ponti.

Oltre i canali e in lontananza svettano i grattacieli e i moderni hotel immagine simbolo della nuova Malacca e di un’Asia che si trasforma giorno per giorno.

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