“ …In quella sala, così stranamente arredata, su di una poltrona, colla testa fra le mani, come di chi medita, se ne stava Sandokan, il sanguinario capo dei pirati di Mompracem.
Quest’uomo, meglio conosciuto sotto il nome di Tigre della Malesia, che da dieci anni insanguinava le coste del mar malese, poteva avere trentadue o trentaquattro anni.
Era alto di statura, ben fatto, con muscoli forti come se fili d’acciaio vi fossero stati intrecciati, dai lineamenti energici, l’anima inaccessibile a ogni paura, agile come una scimmia, feroce come la tigre delle jungle malesi, generoso e coraggioso come il leone dei deserti africani.”

 ( Emilio Salgari – La Tigre della Malesia)

 

Emilio Salgari , pur non avendo mai visto questi luoghi, li descriveva talmente bene da creare grandi passioni in noi lettori. Le sue tigri della Malesia oggi non ci sono più, o almeno in questa zona, e non c’è più nemmeno la fitta giungla. È stata disboscata per fare posto a grandi piantagioni di palma da olio molto redditizia tanto da fare della Malesia uno dei maggiori produttori mondiali.  Oggi le tigri sono diverse, al posto del mantello striato vestono in elegante giacca e cravatta; il loro habitat non è la giungla ma altissimi grattacieli di acciaio e vetro come le Petronas tower, le loro prede sono i grandi mercati finanziari e commerciali dell’Asia e dell’Europa. Le tigri malesi hanno cambiato aspetto ma hanno mantenuto una diversa aggressività.
Kuala Lumpur come tutte le grandi città asiatiche ha fatto in un decennio passi da gigante diventando una delle più importanti e moderne metropoli  con tutte le conseguenze che questo ha comportato e comporta in termini ambientali e sociali. Anche Kuala Lumpur non si è sottratta al mito della modernità importato dall’occidente senza ricercare una via originale asiatica. Modernità qui ha significato imitare il modello thailandese che a sua volta importò per primo in Asia, i modelli occidentali e americani. Oggi a Kuala Lumpur vi sono ancora quartieri che hanno conservato lo spirito originario nelle costruzioni ma anche nelle tradizioni e nella spiritualità, ma sovente questi vengono rasi al suolo per fare posto a enormi e sempre più alti grattacieli.

La grande moschea di Mashjid Jamek è uno di questi luoghi dello spirito nei cui dintorni si estende la piazza Merdeka,la piazza dell’Indipendenza dagli inglesi, chiusa da un lato dal palazzo Sultan Abdul Samad con le cupole di rame,dall’altro dal Royal Selangor Club luogo d’incontro dell’alta società e dalla St. Mary’s Cathedral, chiesa Anglicana . Un miscuglio di stili testimoniano i passati domini coloniali.
Poco distante si apre il grande giardino botanico. Oggi c’è la caccia al tesoro e gruppi di bambini con le loro maestre sono indaffarati a cercare gli indizi per trovare per primi il tesoro. . Nella più grande voliera al mondo c’è il Bucero o Tucano con il corno,  hornbill bird, ed è il simbolo del luogo. Sono chiusi in grandi gabbie, ma non tutti. Uno se ne sta su un albero mentre  intorno altre centinaia di specie d’uccelli svolazzano  in una rigogliosa vegetazione. All’ibiscus è dedicato una parte del giardino. È il fiore simbolo della nazione. Perfino i lampadari dell’illuminazione stradale prendono la forma del fiore e anche diverse fontane.
Kuala Lumpur è anche questo, parchi cittadini dove rilassarsi passeggiando tra grandi alberi e laghetti e vicino, una selva di grattacieli.

KLCC ( Kuala Lumpur City Central)  è una di quelle zone dove il cemento si è mischiato con l’acciaio e il vetro riflette la luce del sole. Ci si arriva con una fermata della veloce linea metropolitana le cui uscite ti portano direttamente nell’alveo del grande mall del Suria con i suoi numerosi negozi e ristoranti. Fuori svettano le altissime Petronas Tower, la sede della potente compagnia statale del gas e del petrolio che ha numerose piattaforme sparse per l’oceano indiano e mar della Cina. Nel tardo pomeriggio, quando le nuvole che spesso avvolgono il cielo della città, si diradano,le Petronas acquistano una luce magica.
E’ l’ora del tramonto e non c’è luogo migliore che l’86esimo piano per ammirarlo. Poi, come tutte le sere centinaia di persone si riversano nei giardini adiacenti ad ascoltare musica e assistere ai giochi d’acqua; oppure a cena nel quartiere cinese lungo l’affollata Petaling street  dove si alzano i fumi dello street food tra lanterne rosse che pendono dal cielo o in seminascosti antichi e raffinati ristoranti che ancora espongono ingiallite foto raffiguranti Chiang Kai Shek o nobili famiglie cinesi. Quando la modernità prende il sopravvento ci si sposta a Bukit Bintang passeggiando tra i luccicanti malls  più grandi al mondo e negozi alla moda delle più note firme internazionali .
Ma come in tutte le grandi metropoli quando le luci si spengono sulla città, i portici e i marciapiedi si popolano di senzatetto. Tutte le sere rientrando sono lì a ricordarci le nostre fortune.
Il popolo dei diseredati con il loro carico di miseria e di immensa tristezza si appresta a passare la notte in attesa del nuovo e sempre uguale giorno. La metropoli crea ricchezza ma accentua le disparità e gli ultimi rimarranno ultimi.

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*foto: Luciano e Rosanna

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