In questi giorni, forse anche a seguito di alcuni articoli comparsi sulla stampa locale relativi alle primarie del centrosinistra , più volte mi sono sentito dire: ma chi ve lo fa fare ?
Chi te lo fa fare ? Poteva essere tutto più semplice, come succede in tanti posti. Chi ve  lo fa fare di scegliere strade in salita,  percorrere sentieri inusuali.  Ovviamente questi commenti bonari si riferiscono alla scelta che il partito – o meglio la comunità – di cui faccio parte ha fatto con coraggio. Me lo sono chiesto e mi sembra di riconoscermi in quei personaggi di cui parlava  tempo fa , nel corso di una conferenza svoltasi qui a Vimercate , un professore universitario che ebbi la fortuna di conoscere e che mi colpì molto per la sua capacità di raccontare.  Mi colpì quando parlava di scrittori di montagna  – carpentieri lenti e pazienti,macinatori di pietre e rocce – determinati a raggiungere quello in cui credono; alberi con poche radici forse ma “capaci di costruire palafitte sull’acqua ed edifici dalle fondamenta profonde”.

In questi giorni convulsi dove a Vimercate si sta cercando, tra qualche difficoltà, di percorrere una strada nuova –  sicuramente impervia –  noi ci siamo messi a disposizione perché pensiamo che pazientemente, forse, si possono tessere trame più solide e fitte.  Forse, se ciascuno è disposto a cedere una parte di sovranità,  può nascere un nuovo modo di approcciarsi alla politica locale che rifugga dalle semplificazioni  e provi –  almeno provi –  a tracciare nuovi cammini.  Non ho mai creduto all’autosufficienza , tantomeno a  quella delle idee, ed per questo che ritengo sia necessario far circolare le idee in un confronto tra diverse sensibilità.  Il centrosinistra vimercatese non può che uscirne nuovamente vitale a condizione che sappia rimettere in movimento un meccanismo che sempre più appare arrugginito, quel meccanismo che fa dell’ascolto dei bisogni  e del confronto diretto tra chi aspira a condurre la città e i cittadini che vogliono contare una priorità imprescindibile. Viceversa se prevarranno paure o logiche di chiusura e si ripercorreranno i soliti sentieri pianeggianti, perderemmo tutti  una grande occasione di rivitalizzare i nostri  orizzonti e avremmo marcato ancora una volta la distanza tra noi e il piccolo mondo che ci circonda rischiando di essere percepiti  come nella visione biblica  del profeta Daniele, “un gigante con i piedi d’argilla” .

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