Cerca

ImpronteDigitali

fogli sparsi e appunti

Mese

novembre 2016

pesce fritto e partigiani

Tra le cose peggiori che si sono sentite in questa campagna referendaria c’è stato indubbiamente il tentativo feroce di delegittimazione di una grande associazione antifascista quale l’ANPI . Lo si è fatto in tutti i modi,  mettendone in discussione la legittimità dei suoi organismi e processi decisionali;  poi dividendo tra i partigiani buoni ( quelli del Si) e partigiani cattivi ( quelli del No)  e infine tra partigiani veri ( sempre quelli del Si ) e finti ( sempre quelli del NO) . Operazione tanto più aberrante in quanto va a minare uno dei principali presidi antifascisti e antirazzisti nel nostro Paese, protagonista di tante battaglie nella difesa strenua della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza contro gli attacchi di chiunque. Una organizzazione che non ha paura delle riforme ma che non subisce passivamente quando queste si trasformano in stravolgimenti della carta costituzionale.

Ma quella di gran lunga peggiore credo sia la ormai famosa frase del Presidente della Regione Campania – De Luca – che invita il sindaco di Agropoli a portare al voto per il Si 4 mila cittadini
vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

Un caso isolato di un personaggio folcloristico come può essere un personaggio di  una sceneggiata o tragedia napoletana?
Direi di no. Piuttosto la punta di un iceberg di un metodo e di un malcostume assunto  a prassi . Un metodo che ha da quelle parti  “illustri” predecessori come Gava o Lauro che regalava la scarpa sinistra prima del voto  e la destra solo a voto ricevuto. Il clientelismo del pesce fritto come il voto di scambio delle schede fotografate in cabina per ricevere l’obolo all’uscita; come la promessa di finanziamenti a fiumi che arriveranno a chi farà il proprio “dovere”; come i voti comprati alle primarie, ; come la compravendita dei deputati e senatori che cambiano giacchetta. Un sistema ben collaudato di costruzione del consenso una volta prerogativa e simbolo di pochi partiti, oggi trasversale a molti, che ha fatto presto dimenticare quell’ Enrico Berlinguer che parlava delle “mani pulite” della sinistra e – riferendosi allo strapotere democristiano – dei ”partiti come macchine di potere e clientele”.

Ma in tutta questa vicenda di De Luca quello che stride  non è De Luca stesso quanto il resto del suo partito, il Partito Democratico – dai vertici alla base con poche eccezioni – che resta come ammutolito, come in trance pensando forse che quel che conta in fondo sono i voti, è il potere e che tutto sommato il clientelismo è funzionale al consenso e dunque va supinamente accettato. Spero di essere presto smentito,  ma oggi è questo che si osserva dal silenzio assordante e dalla successiva promozione a Commissario per la sanità in Campania con una norma nella Legge di Bilancio.
Due momenti e due fatti che hanno un loro legame nel tentativo di distruggere quei corpi intermedi quali sono le associazioni sociali ( anche la CGIL e l’Arci hanno subito gli stessi attacchi dell’Anpi ) critici e scomodi o quanto meno non allineati e nè facilmente controllabili e promuovere invece  piccoli o grandi centri di potere acritici  e clientelari.

E viene il momento in cui mettere a confronto questi due fatti e vedi  l’onestà intellettuale dei tanti amici dell’ANPI , la passione nei loro volti, nel loro impegno in questi due mesi e per contro assisti alla tracotanza di chi usa il potere e il proprio ruolo istituzionale con leggerezza e spregiudicatezza. In quel preciso momento, una volta di più, non ho dubbi da che parte stare.

ma quanto risparmio ?

Un interessante studio di Roberto Perotti dell’autorevole rivista  “La Voce.info”  con una analisi dettagliata dei risparmi ma anche dei costi della riforma. Come molti ricorderanno, la Boschi sparò cifre di risparmi da 1 miliardo di euro, poi Renzi scese a 500 milioni. Le cifre della Ragioneria dello Stato dell’ottobre 2014 invece stimarono un risparmio effettivo di 59 milioni di euro. Le cifre stimate da “La Voce” parlano di 131 milioni a regime nel 2030, secondo dati un equivalente di circa tre giorni di spese militari . Ma allora non sarebbe stato meglio tagliarsi gli stipendi ? Avremmo risparmiato di più e ci saremmo evitati tanti problemi .

Dall’articolo : “ La riforma, inspiegabilmente, ha attribuito  al Senato il nuovo compito di valutare le politiche economiche e territoriali del governo. In altre parole, il Senato si dovrà trasformare in un centro studi, tipo SVIMEZ. Inoltre, come è stato giustamente affermato, i senatori potranno lavorare solo alcuni giorni al mese; gli altri giorni, il lavoro di supporto dovrà essere assegnato alla loro segreteria, i cui ranghi dovranno venire corrispondentemente rimpolpati. Infine, i senatori che giungono da tutta Italia avranno sicuramente diritto almeno a un rimborso spese. “

E ancora “ Sommando tutti questi risparmi e aumenti di spesa, stimo un risparmio per il contribuente di 107 milioni nel 2020 (due anni dopo l’inaugurazione del  primo Senato con le nuove regole) e di  131 milioni  a regime, diciamo nel 2030.”

In merito al CNEL scopriamo che “ Per calcolare i risparmi …., bisogna tenere presente che il CNEL è di fatto già stato chiuso con legge ordinaria. Per esempio, nel bilancio di previsione per il 2016 il compenso per gli organi istituzionali era già uguale a 0. Nella sua  nota dell’ottobre 2014, la Ragioneria stimava un risparmio dalla riforma costituzionale di 8,7 milioni … Il risparmio effettivo sarà però  solo di 3 milioni (vd. Tabella 3) Il motivo principale è che la riforma ha disposto  che tutto il personale del CNEL venga assunto dalla Corte dei Conti, quindi non vi sarà alcun risparmio su quel fronte. “

Il magistrato Armando Spataro nel corso di un evento organizzato a Vimercate i giorni scorsi ci disse : “ La riduzione dei costi – seppur importante – può giustificare lo stravolgimento della Costituizone ? “ . Io dico NO

questo il link all’articolo :
http://www.lavoce.info/archives/43995/referendum-quanto-scendono-davvero-i-costi-della-politica/

ping pong

Questa storia secondo la quale Camera e Senato – a causa della loro funzione paritaria – si rimpallano le leggi tirando in lungo la loro approvazione non mi convince proprio. Lo hanno chiamato il ping-pong e ci hanno fatto anche un video che rappresenta due signori ben vestiti giocare una lunga ed estenuante partita fino a che uno dei due esausto non si arrende. Tutti sappiamo essere una disciplina sportiva, un gioco. E così offrire l’immagine di qualcuno che attorno ad un tavolo si metta a giocare con qualcosa che regola la nostra vita, dove le leggi assumono l’ aspetto della pallina e i giocatori l’aspetto di deputati e senatori , beh mi pare molto pericoloso e oltremodo non veritiero. La partita infatti ha una durata in relazione alla tipologia di legge e i giocatori a volte si mettono d’accordo velocemente e altre volte no, in funzione degli interessi che rappresentano e che devono salvaguardare in quel momento.E così mi sono convinto che il problema non è il “campo di gioco” ma tutto dipende dalla posta in gioco.

nuovi populismi

Questa campagna referendaria sta dando il meglio di se in termini lessicali, di contraddizioni, di slogan e demagogia ,  che definirei  tranquillamente populisti pur avendo timore di fare un’offesa  al popolo.
Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un video del comitato per il SI sulla cui copertina era scritto “Taglio delle poltrone” , con un bel disegno di una poltrona stile Luigi XVI in primo piano.
Sono sempre stato contrariato da questa terminologia quando la usavano altri. Ma oggi sentirla provenire dai banchi di chi governa diventa insopportabile e veramente fastidiosa.
“La poltrona” dà una visione del Parlamento come un  salotto dove si va a prendere un te con i biscotti conversando amorevolmente del più o del meno giusto per non annoiarsi. Non di un luogo dove si lavora per il Paese. Certo in questi ultimi tempi questo luogo non gode di buona salute e di molta credibilità. Le rappresentanze scelte o imposte infatti non sono proprio le migliori sulla piazza, ma in una certa misura le abbiamo scelti noi e possiamo , almeno per ora , decidere in qualche misura di non rieleggerli.
Ma parlare di “poltrone” non fa altro che minare ulteriormente la credibilità del Parlamento e prestare il fianco agli urlatori del “mandiamoli a casa tutti” , e dopo che li hai mandati a casa tutti arriva l’uomo solo e forte.
Poi è anche singolare che queste “poltrone” le vogliano tagliare solo al Senato creando un certo squilibrio e viene da chiedersi come mai non le tagliano anche alla Camera , che so proporzionalmente nei due rami.  Forse perché la Casta – altro termine fatto proprio i giorni scorsi dal Presidente del Consiglio – si “annida” solo al Senato.
Ecco anche questo della Casta  ( o Kasta perché con la K risulta più forte e spregiativo) è un’altra contraddizione. La Casta non è più per definizione nel governo o nei poteri forti come si credeva , è passata ad essere tra tutti coloro che si oppongono a questa riforma, tra le associazioni, tra i sindacati. Insomma siamo tutti a rischio Casta. L’importante è evocarla questa parola, nei momenti giusti quando serve ad alimentare il risentimento verso la classe politica che “occupa le poltrone” senza rendersi conto che il risentimento lo sia alimenta in via prioritaria verso se stessi. E dunque verso l’intero sistema parlamentare.

Blog su WordPress.com.

Su ↑