Questa campagna referendaria sta dando il meglio di se in termini lessicali, di contraddizioni, di slogan e demagogia ,  che definirei  tranquillamente populisti pur avendo timore di fare un’offesa  al popolo.
Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un video del comitato per il SI sulla cui copertina era scritto “Taglio delle poltrone” , con un bel disegno di una poltrona stile Luigi XVI in primo piano.
Sono sempre stato contrariato da questa terminologia quando la usavano altri. Ma oggi sentirla provenire dai banchi di chi governa diventa insopportabile e veramente fastidiosa.
“La poltrona” dà una visione del Parlamento come un  salotto dove si va a prendere un te con i biscotti conversando amorevolmente del più o del meno giusto per non annoiarsi. Non di un luogo dove si lavora per il Paese. Certo in questi ultimi tempi questo luogo non gode di buona salute e di molta credibilità. Le rappresentanze scelte o imposte infatti non sono proprio le migliori sulla piazza, ma in una certa misura le abbiamo scelti noi e possiamo , almeno per ora , decidere in qualche misura di non rieleggerli.
Ma parlare di “poltrone” non fa altro che minare ulteriormente la credibilità del Parlamento e prestare il fianco agli urlatori del “mandiamoli a casa tutti” , e dopo che li hai mandati a casa tutti arriva l’uomo solo e forte.
Poi è anche singolare che queste “poltrone” le vogliano tagliare solo al Senato creando un certo squilibrio e viene da chiedersi come mai non le tagliano anche alla Camera , che so proporzionalmente nei due rami.  Forse perché la Casta – altro termine fatto proprio i giorni scorsi dal Presidente del Consiglio – si “annida” solo al Senato.
Ecco anche questo della Casta  ( o Kasta perché con la K risulta più forte e spregiativo) è un’altra contraddizione. La Casta non è più per definizione nel governo o nei poteri forti come si credeva , è passata ad essere tra tutti coloro che si oppongono a questa riforma, tra le associazioni, tra i sindacati. Insomma siamo tutti a rischio Casta. L’importante è evocarla questa parola, nei momenti giusti quando serve ad alimentare il risentimento verso la classe politica che “occupa le poltrone” senza rendersi conto che il risentimento lo sia alimenta in via prioritaria verso se stessi. E dunque verso l’intero sistema parlamentare.

Annunci