Tra le cose peggiori che si sono sentite in questa campagna referendaria c’è stato indubbiamente il tentativo feroce di delegittimazione di una grande associazione antifascista quale l’ANPI . Lo si è fatto in tutti i modi,  mettendone in discussione la legittimità dei suoi organismi e processi decisionali;  poi dividendo tra i partigiani buoni ( quelli del Si) e partigiani cattivi ( quelli del No)  e infine tra partigiani veri ( sempre quelli del Si ) e finti ( sempre quelli del NO) . Operazione tanto più aberrante in quanto va a minare uno dei principali presidi antifascisti e antirazzisti nel nostro Paese, protagonista di tante battaglie nella difesa strenua della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza contro gli attacchi di chiunque. Una organizzazione che non ha paura delle riforme ma che non subisce passivamente quando queste si trasformano in stravolgimenti della carta costituzionale.

Ma quella di gran lunga peggiore credo sia la ormai famosa frase del Presidente della Regione Campania – De Luca – che invita il sindaco di Agropoli a portare al voto per il Si 4 mila cittadini
vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

Un caso isolato di un personaggio folcloristico come può essere un personaggio di  una sceneggiata o tragedia napoletana?
Direi di no. Piuttosto la punta di un iceberg di un metodo e di un malcostume assunto  a prassi . Un metodo che ha da quelle parti  “illustri” predecessori come Gava o Lauro che regalava la scarpa sinistra prima del voto  e la destra solo a voto ricevuto. Il clientelismo del pesce fritto come il voto di scambio delle schede fotografate in cabina per ricevere l’obolo all’uscita; come la promessa di finanziamenti a fiumi che arriveranno a chi farà il proprio “dovere”; come i voti comprati alle primarie, ; come la compravendita dei deputati e senatori che cambiano giacchetta. Un sistema ben collaudato di costruzione del consenso una volta prerogativa e simbolo di pochi partiti, oggi trasversale a molti, che ha fatto presto dimenticare quell’ Enrico Berlinguer che parlava delle “mani pulite” della sinistra e – riferendosi allo strapotere democristiano – dei ”partiti come macchine di potere e clientele”.

Ma in tutta questa vicenda di De Luca quello che stride  non è De Luca stesso quanto il resto del suo partito, il Partito Democratico – dai vertici alla base con poche eccezioni – che resta come ammutolito, come in trance pensando forse che quel che conta in fondo sono i voti, è il potere e che tutto sommato il clientelismo è funzionale al consenso e dunque va supinamente accettato. Spero di essere presto smentito,  ma oggi è questo che si osserva dal silenzio assordante e dalla successiva promozione a Commissario per la sanità in Campania con una norma nella Legge di Bilancio.
Due momenti e due fatti che hanno un loro legame nel tentativo di distruggere quei corpi intermedi quali sono le associazioni sociali ( anche la CGIL e l’Arci hanno subito gli stessi attacchi dell’Anpi ) critici e scomodi o quanto meno non allineati e nè facilmente controllabili e promuovere invece  piccoli o grandi centri di potere acritici  e clientelari.

E viene il momento in cui mettere a confronto questi due fatti e vedi  l’onestà intellettuale dei tanti amici dell’ANPI , la passione nei loro volti, nel loro impegno in questi due mesi e per contro assisti alla tracotanza di chi usa il potere e il proprio ruolo istituzionale con leggerezza e spregiudicatezza. In quel preciso momento, una volta di più, non ho dubbi da che parte stare.

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