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Mese

dicembre 2016

turpiloquio e politica

Che molti politici e parte di classe dirigente di questo Paese difettino nell’italiano parlato e talvolta nella sua comprensione credo sia un dato di fatto. Così come un dato di fatto è l’uso sempre più frequente di una gestualità volgare e del turpiloquio. Forse così si pensa di essere più vicini alla gente comune, al linguaggio comune. Un po’ come quegli insegnanti che per sentirsi più vicini ai propri studenti o per essere accettati ed essere considerati “amici” usano il loro stesso linguaggio venendo meno o rinunciando alla propria funzione prima di tutto educativa.
Questo è il Paese del Vaffa-day, del dito medio ostentato in direzione del proprio avversario di turno.
Oggi erano in tanti a sorridere e applaudire quando il relatore di turno Giachetti ( vicepresidente della Camera) – in quota maggioranza – all’assemblea nazionale del Pd diceva al suo amico Speranza  – in quota minoranza – che aveva “la faccia come il culo”. Nella migliore delle ipotesi, una caduta di stile che non può trovare giustificazione alcuna, guai se la trovasse . Un fatto marginale, dicono alcuni, rispetto ad una discussione ampia. Ma un fatto che è il segno dei tempi. Tempi bui in cui sembrano svanire le regole del rispetto delle idee per lasciare il posto all’aggressività verbale come arma per affermare la propria verità. Tempi in cui la dialettica è sopraffatta dalla prevaricazione. Forse ha proprio ragione il mio amico prof.Giovanni Missaglia quando scrive che siamo di fronte ad un “crollo etico ed estetico della classe dirigente” e occorra ripartire da una accurata selezione della stessa.

No convinto e costruttivo

Ho svolto questa campagna referendaria sin dall’inizio con l’Anpi.
E’ stata una bella esperienza, arricchente. Si poteva fare di più, forse; si poteva fare meglio? Sicuramente si, come sempre del resto; ma lo abbiamo fatto con il cuore, con la voglia di far parlare le nostre idee e i nostri contenuti; di dire un No convinto e costruttivo, nel merito e senza rincorrere facili slogan.
Siamo andati nelle piazze e nei numerosi incontri organizzati, sui luoghi di lavoro e di studio. In questo percorso ho incontrato tante persone sincere e determinate e ciò, è quel che più conta.
Vada come vada abbiamo fatto il possibile. E’ stata una lotta impari, tra chi occupava tutti gli spazi mediatici e chi sopperiva con i pochi mezzi in suo possesso, tra chi ha investito fiumi di denaro e chi è riuscito con le sottoscrizioni a stampare un po’ di manifesti e volantini.
Non so chi vincerà, forse perderemo un po’ tutti, perchè il Paese ne uscirà diviso e lacerato, e queste divisioni non si ricompongono subito né facilmente.
Il mondo per fortuna non si fermerà al 4 dicembre e i problemi di tutti i giorni rimarranno tali e quali a prima. Si dice che dal 5 dicembre bisognerà ricostruire, chi ne avrà la forza ha il dovere di provarci.
Io mi accontento dell’oggi , ancora una volta qui con l’ANPI, l’Arci, la Cgil, l’Unione degli Studenti e tutti coloro che ci hanno creduto.
Oggi a Monza c’era tanta bella gente vivace,combattiva e per nulla rassegnata.

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