Alejandro , ma da noi preferisce farsi chiamare Alessandro, ha lavorato per diversi anni come animatore in un villaggio turistico di una delle principali multinazionali del turismo all-inclusive italiane. Ora fa le pulizie nelle camere della casa particular dove noi alloggiamo, da Mary y Angel nel centro di Varadero, lontano dai villaggi turistici.
La struttura presso cui lavorava ha chiuso. La multinazionale ha deciso di trasferirsi altrove, in Giamaica pare, lasciando tutti senza lavoro. Un dramma per i tanti giovani di Varadero come lui, in un mercato senza regole e piegato alle logiche del massimo profitto. Una storia già vista in tante parti del mondo purtroppo. Qui nei villaggi turistici delle grandi multinazionali il personale è in massima parte cubano e lavora per pochi dollari al mese. Dai servizi alle camere, ai camerieri, ai cuochi e ai giardinieri fino a coloro che tolgono dalla spiaggia i bicchieri di plastica che i “civili turisti europei e nordamericani” lasciamo sulla sabbia.
Sui cayos non ci sono alternative ai grandi alberghi, le case particular non esistono perchè i cubani non possono risiedervi e dunque anche noi per pochi giorni abbiamo sperimentato dal vero queste situazioni seppur in resort di catene cubane. Il vero dramma è che le ruspe a Varadero come a Cayo Santa Maria o alla stupenda Playa Pilar di Cayo Coco, sono ancora in azione e i motori ben oliati. Si continua a costruire grandi resort da più di 700 camere a ridosso della spiaggia turbando delicati ecosistemi, il turismo di massa pare lo richieda, non importa se poi più di metà rimangono vuote.
È l’unico aspetto di Cuba che vi capiterà di conoscere e vedere se farete la scelta, come tanti fanno, di visitare Cuba standovene comodamente alloggiati nei villaggi turistici a bere cocktail mangiando a buffet e facendo magari qualche puntatina “mordi e fuggi” nelle vicine città ma sempre irregimentati in gruppi con i tempi contati.

Ma Cuba non è solo questo, Cuba è altro.
Si può scegliere,come sempre. Noi abbiamo scelto la sua gente e gli incontri lungo il cammino, nelle piazze e nelle strade. La loro dignità e il sorriso sempre presenti anche in situazioni di indigenza difficili da immaginare. Abbiamo scelto il contatto con le famiglie nelle case particular; l’entusiasmo di tanti giovani per piccole iniziative private o cooperativistiche che stanno nascendo, per idee che si realizzano come per i ragazzi del Chanchullero o quelli della scuola di ballo . Il lavoro della povera bottega di Antonio,il calzolaio di Trinidad e le opere dei nuovi artisti con materiali di riciclo. Abbiamo scelto, o meglio lui ha scelto noi, Luis il taxista di Matanzas che con la sua Chevrolet del 55 porta in giro gente da 30 anni , orgogliosamente – ci dice- come privato e non per compagnie statali e ora vorrebbe appendere le chiavi al chiodo. Abbiamo scelto i paesaggi naturali della Sierra e i casuali incontri con i campesinos lungo i sentieri.
Per noi Cuba è stata l’emozione che solo un viaggio “on the road” con tutte le sue difficoltà – e sono davvero tante soprattutto in questa stagione caldissima – ti può dare.
Il cerchio si chiude.
Hasta luego Cuba !

 

foto : Plaza de la Revolucion ( Luciano Perrone)

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