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tra cassandre e gattopardi

Non si conoscevano ancora i risultati certi e mentre si ragionava sugli exit-poll già da più parti, anche insospettabili fino a quel momento, si commentava e si faceva a gara a complimentarsi con il vincitore.
Quel vincitore che fino a qualche ora prima le tante cassandre additavano come pericoloso per la tenuta dell’euro e dell’unità politica dell’Europa, inviso alle cancellerie teutoniche e fino a qualche mese fa, poco prima delle elezioni europee , sconosciuto ai più.
Tutti presi nella logica gattopardiana tanto cara a molti nel nostro Paese che , si sa , di saltare da un carro all’atro non si fanno certo problemi.
Anche la politica non ha tardato. Ed ecco che il razzista Salvini con la fascista Marine Le Pen – si muovono ormai all’unisono –  diventano sostenitori di Tsipras, leader di Syriza, un partito della sinistra europea che certo non ha nel suo programma la cacciata degli immigrati o la chiusura delle frontiere. Continue reading “tra cassandre e gattopardi”

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gli sciacalli

Con il termine sciacallo si identificano alcune specie di mammiferi appartenenti al genere dei Canis, a volte si riuniscono in branco per nutrirsi di carcasse di animali morti.

In politica,in  una certa politica, gli sciacalli assumono sembianze umane con nomi,cognomi e appartenenza.
A volte si riuniscono in branco ma altre volte non disdegnano “cacciare” da soli se non altro per accaparrarsi le luci della ribalta. Sono sempre pronti ad approfittare di fatti cruenti ed esecrabili per avvalorare le proprie tesi e seminare odio e paura,offrendo nei fatti una valida sponda agli stessi carnefici che proprio di odio e paura si nutrono. Carnefici e sciacalli coscientemente o inconsciamente sono sempre molto legati, gli uni hanno bisogno degli altri.
Loro questo lo sanno ma non se ne preoccupano, perché si sa, “il fine giustifica i mezzi”. Continue reading “gli sciacalli”

Morte di un articolo

” tolto l’ostacolo dell’art. 18, ora si può investire in Italia” . Parola di Matteo Renzi oggi agli industriali europei.

Io vivo nella ex Silicon Valley italiana dove la crisi e la mancanza di piani industriali ha spazzato via centinaia di posti di lavoro, distrutto un tessuto industriale di alte competenze e tecnologicamente avanzato, impoverito il tessuto sociale e culturale.
Aziende che hanno delocalizzato in tutta tranquillità senza batter ciglio e solo con qualche timida richiesta di spiegazioni ,a volte nell’est europeo altre volte tornando a casa negli Stati Uniti.
Tutto questo ora finirà e torneremo ad essere felici.
L’art. 18, questo mostro ideologico di un’altra epoca messo lì chissà da chi – certamente da qualcuno che non ha mai pensato al bene del Paese – che ha per anni frenato lo sviluppo occupazionale, che ha fatto scappare il fior fiore degli industriali; finalmente sarà un brutto ricordo.
La fine di un incubo per tanti onesti imprenditori come Berlusconi e per tanti onesti politici come Sacconi.
Rimarrà sulla carta per casi molto ma molto particolari che però saranno così particolari da essere facilmente aggirabili. Tranquilli dunque.

A breve gli imprenditori cominceranno ad assumere, spariranno i precari, i giovani appena finito gli studi troveranno occupazione, gli investitori esteri arriveranno a frotte nel nostro Paese e finalmente diventeremo un Paese normale …con meno diritti , ma normale.

Quando ? Beh, non abbiate fretta, vedrete pian piano arriveranno. Anche la modernità ha i suoi tempi.

art18

Lacrime di coccodrillo

Non  basta spiegare con la fatalità o l’eccezionalità degli eventi atmosferici  lo spettacolo che ci si presenta nelle nostre città ormai regolarmente ad ogni pioggia di una certa intensità.
Nella migliore delle ipotesi strade che si allagano con sottopassi appena realizzati impraticabili, nella peggiore torrenti e fiumi che esondano e case allagate e invase dal fango  o che crollano sotto la furia dell’acqua.
I cambiamenti climatici non sono una barzelletta inventata da qualche scienziato visionario o ricercatore in cerca di pubblicità personale, sono una realtà sotto gli occhi di tutti. Le stagioni monsoniche da qualche anno nel sud-est asiatico sono sempre più corte e di portata ridotta, ne sono stato testimone da due anni a questa parte. Questa’anno mi dicevano in Sri Lanka  che durante la stagione delle piogge non ha piovuto un giorno ed era da cinque mesi che non pioveva significativamente con conseguenze disastrose sulle colture e sull’allevamento. Il riscaldamento della terra è un dato certificato come lo sono il ritiro dei ghiacciai delle Alpi e l’innalzamento dei mari.
Ma non c’è solo questo che possa spiegare gli eventi.
Quello che si è venuto determinando in questi anni è l’assoluta mancanza di cura per il territorio.
Montagne disboscate per fare posto a impianti sciistici, a nuovi agglomerati di seconde case vuote per tre quarti dell’anno; i boschi che non vengono curati; le sponde dei torrenti  e dei fiumi lasciati all’incuria quando non interrati gli alvei o deviati i corsi; la rete fognaria che per scarsa manutenzione dei tombini non regge più. Territorio violentato da uno sciagurato consumo di suolo per lasciare posto a nuove strade perché politiche miopi che favoriscono sempre il trasporto su gomma devono rispondere ad interessi di lobby. Una legislazione regionale e statale che sistematicamente avalla queste scelte.
E non mi si venga a dire che privilegiare le grandi opere, o affannarsi come ha fatto il ministro Lupi a rassicurare che le grandi opere andranno avanti proprio mentre mezza Italia era sott’acqua o come contenuto nella legge “Sblocca Italia” , va nella direzione di migliorare il territorio e risolverne i problemi.

Il dissesto idrogeologico in cui versano vastissime aree del Paese richiede interventi mirati e grossi finanziamenti, non le briciole ricavate qua e la. I comuni e le regioni non potranno mai far fronte e questi eventi se non possiedono liquidità da investire, se non vengono sbloccati capitali. Questa è l’unica grande opera di cui ha bisogno questo Paese.
Le lacrime di coccodrillo che si versano ogni qualvolta assistiamo a queste tragedie non fanno altro che aumentare la rabbia. Si abbia almeno il buon gusto di tacere.

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il nuovo volto della Lega

La Lega Nord dell’ampolla che raccoglie l’acqua del Po, il fiume sacro e simbolo dell’identità padana che si ferma rigorosamente alle sue sponde, oggi non esiste più. Salvini porta a compimento il suo progetto di forza politica sul modello del Front National di Marie Le Pen saldando a sé le componenti della destra estrema e della destra delusa dai vuoti lasciati dal berlusconismo in decadenza e cercando d’imbarcare qualche “capitano d’industria”
( secondo l’articolo, il paron dell’Esselunga – Caprotti ? )

Al folklore si sostituisce l’aggressività xenofoba e l’odio verso colui che è ritenuto diverso, sia per colore della pelle che per scelte affettive. Il momento è propizio, la crisi economica acuisce i problemi e rende molti facili prede di facili slogan. Non basta più la vigilanza democratica, occorre mettere in atto politiche dal livello locale a quello nazionale che rispondano ai bisogni delle persone, che risolvano i problemi del lavoro che non c’è, della precarietà, che diano risposte ai giovani come ai pensionati.  Un nuovo welfare che non lasci indietro nessuno ma che sappia fare i conti anche con le ridotte risorse.

Da questo non si può prescindere,  il nostro Paese non ha gli anticorpi sufficienti per contrastare seriamente queste derive e non capirlo porterebbe a sottovalutare il fenomeno creando danni irreparabili.

http://www.glistatigenerali.com/comuni_partiti_politica_politici/rottamare-maroni-e-coccolare-caprotti-cosi-salvini-punta-a-milano-e-roma/

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La peste

“Era in quel giorno morta di peste, tra gli altri, un’intera famiglia. Nell’ora del maggior concorso, in mezzo alle carrozze, i cadaveri di quella famiglia furono, d’ordine della Sanità, condotti al cimitero suddetto, sur un carro, ignudi, affinché la folla potesse vedere in essi il marchio manifesto della pestilenza. Un grido di ribrezzo, di terrore, s’alzava per tutto dove passava il carro; un lungo mormorìo regnava dove era passato; un altro mormorìo lo precorreva….”
(I promessi Sposi – cap. XXXI – Alessandro Manzoni )

E così non rimane che l’argomento dell’allarme sanitario. I moderni emuli di Alberto da Giussano hanno sfoderato i loro spadoni e si preparano a partire all’assalto degli untori. Come primo passo presentando una mozione in Consiglio Comunale a Vimercate dove molto sottilmente si dice : “ considerati i poteri del Sindaco in materia di tutela della salute dei cittadini …” e si chiede quali strumenti e procedure l’Amministrazione metterà in atto per evitare il rischio sanitario, dando ovviamente per scontato che rischio sanitario ci sarà. Continue reading “La peste”

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