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appunti di viaggio

Che

Il suo volto lo vedi in tutta Cuba, non ti abbandona un attimo. Nelle città come nelle campagne, sui muri e nei tanti gadgets, sui grandi contenitori per l’acqua potabile, sui trattori, negli ambulatori sanitari dei villaggi, nei negozi, nei canti intonati per strada o sul treno. Il guerrillero heroico è parte di questo popolo e dei popoli del mondo.
L’autista che mi porta a sud mi chiede timidamente: “Te gusta el Che ? ” – e aggiunge – “Un ejemplo para todo el mundo”.
Quando arrivi a Santa Clara l’emozione prende il sopravvento vedendo i vagoni del tren blindado che ricorda una delle battaglie decisive della brigata di Ernesto Guevara e nella immensa piazza del complejo monumental con la grande statua e le parole d’addio incise a perenne ricordo scritte al compagno di sempre, Fidel, prima di partire per la Bolivia da cui non farà ritorno. Un nodo alla gola ti prende quando entri nella stanza dove riposano le sue spoglie a quelle dei suoi compagni e ti vengono in mente le sue parole: “ Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo “
Hasta siempre Comandante.

9 ottobre 1967

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Carros de Cuba

Le preannuncia un rombo e una fumata nera. Per alcune di loro gli anni le hanno rese forti e belle con un look rifatto, tirate a lucido. Altre sono come anziane signore noncuranti delle rughe e degli acciacchi del tempo che tirano diritto per la propria strada fermandosi ogni tanto per riprendere fiato ma poi ripartendo con vigore.
Venivano dall’America e durante il periodo del dittatore Fulgencio Batista avevano portato in giro ricchi personaggi, politici e funzionari corrotti, affaristi senza scrupoli, mafiosi italo-americani che facevano affari con i casinò; poi quando tutto questo fini e questi personaggi furono costretti a scappare, loro rimasero. Nei primi periodi concitati della Revolucion furono in pochi ad occuparsi di loro ed inesorabilmente il tempo fece il suo corso portando ruggine, screpolature quando non rotture degli organi fondamentali. Solo l’inventiva e l’arte di arrangiarsi dei meccanici gli consentì la sopravvivenza. Pezzi di motori di lavatrice arrivate da chissà dove e pulegge diventarono parte di un motore a scoppio,  pezzi autocostruiti in improbabili officine, interi motori sostituiti con altri di vecchi furgoni, carrozzerie saldate alla meglio o cucite con il fil di ferro, sedili in pelle rifatti e ricoperti da plastica per non farli usurare.
Le vedi per strada con il cofano aperto e l’autista-tuttofare chino con la testa sul motore. Le vedi parcheggiate davanti al Parque Céspedes senza le ruote anteriori in attesa di ritornare a correre.  Le vedi lucide e in fila, coloratissime lungo il Paseo del Prado che guarda il Capitolio davanti al Teatro Nacional de Cuba con gli autisti che ti chiamano per una corsa lungo i viali de l’Habana e fino in fondo al Malecon. Hanno nomi da leggenda: Chevrolet,Buick,Pontiac,Ford, Oldsmobile, Dodge,Desoto,Cadillac ; sono del 1948,del 1955,del 1959 … Quattro o cinque pesos ti costa l’ebbrezza di salire su un pezzo di storia e correre sentendoti parte di questa meravigliosa città.
E ti sembrerà ancora di sentire il rombo dei mitici motori V8.

Amor Cuba

Alejandro , ma da noi preferisce farsi chiamare Alessandro, ha lavorato per diversi anni come animatore in un villaggio turistico di una delle principali multinazionali del turismo all-inclusive italiane. Ora fa le pulizie nelle camere della casa particular dove noi alloggiamo, da Mary y Angel nel centro di Varadero, lontano dai villaggi turistici.
La struttura presso cui lavorava ha chiuso. La multinazionale ha deciso di trasferirsi altrove, in Giamaica pare, lasciando tutti senza lavoro. Un dramma per i tanti giovani di Varadero come lui, in un mercato senza regole e piegato alle logiche del massimo profitto. Una storia già vista in tante parti del mondo purtroppo. Qui nei villaggi turistici delle grandi multinazionali il personale è in massima parte cubano e lavora per pochi dollari al mese. Dai servizi alle camere, ai camerieri, ai cuochi e ai giardinieri fino a coloro che tolgono dalla spiaggia i bicchieri di plastica che i “civili turisti europei e nordamericani” lasciamo sulla sabbia.
Sui cayos non ci sono alternative ai grandi alberghi, le case particular non esistono perchè i cubani non possono risiedervi e dunque anche noi per pochi giorni abbiamo sperimentato dal vero queste situazioni seppur in resort di catene cubane. Il vero dramma è che le ruspe a Varadero come a Cayo Santa Maria o alla stupenda Playa Pilar di Cayo Coco, sono ancora in azione e i motori ben oliati. Si continua a costruire grandi resort da più di 700 camere a ridosso della spiaggia turbando delicati ecosistemi, il turismo di massa pare lo richieda, non importa se poi più di metà rimangono vuote.
È l’unico aspetto di Cuba che vi capiterà di conoscere e vedere se farete la scelta, come tanti fanno, di visitare Cuba standovene comodamente alloggiati nei villaggi turistici a bere cocktail mangiando a buffet e facendo magari qualche puntatina “mordi e fuggi” nelle vicine città ma sempre irregimentati in gruppi con i tempi contati.

Ma Cuba non è solo questo, Cuba è altro.
Si può scegliere,come sempre. Noi abbiamo scelto la sua gente e gli incontri lungo il cammino, nelle piazze e nelle strade. La loro dignità e il sorriso sempre presenti anche in situazioni di indigenza difficili da immaginare. Abbiamo scelto il contatto con le famiglie nelle case particular; l’entusiasmo di tanti giovani per piccole iniziative private o cooperativistiche che stanno nascendo, per idee che si realizzano come per i ragazzi del Chanchullero o quelli della scuola di ballo . Il lavoro della povera bottega di Antonio,il calzolaio di Trinidad e le opere dei nuovi artisti con materiali di riciclo. Abbiamo scelto, o meglio lui ha scelto noi, Luis il taxista di Matanzas che con la sua Chevrolet del 55 porta in giro gente da 30 anni , orgogliosamente – ci dice- come privato e non per compagnie statali e ora vorrebbe appendere le chiavi al chiodo. Abbiamo scelto i paesaggi naturali della Sierra e i casuali incontri con i campesinos lungo i sentieri.
Per noi Cuba è stata l’emozione che solo un viaggio “on the road” con tutte le sue difficoltà – e sono davvero tante soprattutto in questa stagione caldissima – ti può dare.
Il cerchio si chiude.
Hasta luego Cuba !

 

foto : Plaza de la Revolucion ( Luciano Perrone)

La Habana

Havana es : una corsa con un’auto scoperta del ’59 al tramonto lungo il Malecon fino all’hotel Nacional; la Plaza Vieja y la Plaza de la Catedral; il Capitolio Nacional ; el Che y Camilo; Fidel y Josè Martì.
Havana è la Bodeguita del Medio e il Floridita ricordando Hemingway ; El Chanchullero …”aqui jamás estuvo Hemingway”; i musicisti de la Factoria Plaza Vieja con le sue ottime birre artigianali. Havana è il Cañonazo a las nueve de la tarde.
Havana è la musica che non smette mai, le strade che ballano e i ragazzi che cantano a squarciagola la sera in plaza Martì e quelli che tirano calci al pallone sognando Messi nella plaza del Cristo.
Havana è la sua gente che vive nelle strade, le case fatiscenti e gli eleganti palazzi coloniali.
Havana che si sta facendo bella nei suoi angoli più preziosi.
Havana è il fumo delle auto americane degli anni ’50 e “el carro non camina porque no tiene gasolina” . I camiones collectivo, i coco-taxi “al sabor tropical” , i bici-taxi, i moto-taxi, coche de caballo taxi, porque ” solo nel paraiso no se va en carroza”…todos taxi !
Havana è l’immagine di Obama nella plaza de la Revolucion.
Havana sono i giovani che vogliono conoscere tutto di te e del tuo mondo; è Milas che vende pastel e aspetta la sua Maria dall’Italia.
Havana è la nostra voglia di conoscere che non ci dà tregua.
Havana è il gallo che canta all’alba dal balcone di fronte.
Havana è Liennis che tra poco avrà un bel bambino.
Havana es ….hasta la victoria siempre !

 

foto : La Habana ( Luciano Perrone)

 

Joel – Trinidad

Joel lo incontriamo nelle acciotolate strade di Trinidad dove le case hanno tutti i colori dell’iride e le persone stanno ancora sedute sull’uscio a chiacchierare con i vicini. Non è di lì Joel, è di Camaguey. A Trinidad svolge lavori e servizi vari, ci fa vedere le sue mani, quello che guadagna lo deve mandare anche a moglie e figlio che sono rimasti a Camaguey. Quando gli diciamo che conosciamo la sua città ne è felice e comincia a raccontare. Parla un pò d’italiano imparato nei serial tv – in questo periodo trasmettono Montalbano sottotitolato – e leggendo le riviste che gli manda la cugina da Chioggia.
Sa tutto di Venezia e Roma e il suo sogno è vedere l’Italia, ma non se lo può permettere perchè guadagna l’equivalente di 10 dollari al mese. Anche internet che gli serve per informarsi e stare in contatto con la famiglia è un lusso. La connessione costa 1 dollaro e mezzo all’ora e non è poco. Ma per tanti giovani cubani come lui da sei mesi a questa parte è diventata come una droga così che affollano le piazze dove è attivo il wifi e gli uffici di Etecsa sono presi d’assalto per comprare la tarjeta de wifi.
La connessione è notevolmente migliorata ci dice Joel dopo gli accordi Obama-Raul Castro che hanno coinvolto anche le telecomunicazioni. Lui non può permetterselo tutti i mesi. Dopo una lunga chiacchierata ci ringrazia per avergli dato modo di esercitare il suo italiano, ci saluta con una forte stretta di mano e ci ricorda che “un minuto di rabbia sono sessanta secondi di felicità che togliamo alla nostra vita.”
Dall’altra parte della strada lo attendono per la consegna del latte e della carne.
Gracias Joel y buena suerte !

foto : Trinidad ( Luciano Perrone)

Valle los Ingenios – Trinidad

Il treno per la valle de Los Ingenios era usato sopratutto per trasportare lo zucchero dagli impianti di lavorazione attivi nella valle fino agli anni settanta quando furono spostati altrove e modernizzati. Oggi è una linea turistica che dà modo di vivere almeno per un giorno questa splendida vallata intensamente coltivata da cooperative di campesinos. Una buona parte del raccolto è dello Stato, una parte rimane alle famiglie. A Maniaca Iznaga il treno ferma per più di un’ora. Qui le donne si dedicano ai lavori di ricamo e gli uomini alla coltivazione della canna da zucchero, mais e allevamento . La stazione successiva è in un vecchio zuccherificio ora trasformato in museo. Il treno procede lentamente e ogni tanto salta su un musicista che intrattiene i viaggiatori al suono di note melodie cubane.

foto : Stazione nella valle ( Luciano Perrone)

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