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fogli sparsi e appunti

NoBloqueo

… e mentre ce ne stiamo tranquilli sulla meravigliosa spiaggia di Cayo Coco, ricordiamoci sempre :#NoBloqueo , violación de los derechos humanos del pueblo cubano y obstáculo en su camino al desarrollo.

foto: Rosanna Lupo

Cienfuegos

A Cienfuegos s’incontra un pò di Europa con i suoi palazzi coloniali in stile francese. Il suo centro storico è a pianta molto regolare tagliata al centro dal paseo del Prado e poi da un lunghissimo lungo mare fino a Punta Gorda. La baia è fantastica e il modo migliore per vederla e viverla è prendere uno scalcinato battello sotto un sole cocente che, attraverso piccoli villaggi di pescatori, ci porta al Castillo de Jagua appena fuori nel mar del Caribe.

foto : sulla barca, nella baia ( Luciano Perrone)

El Paraiso – Vinales – Cuba

Quando da noi le coltivazioni biologiche non erano diventate la moda che sono ora, nelle valli di Vinales nascevano diverse Fincas Agroecologiche e a Las Terrazas si impiantava un riuscito esperimento di villaggio ecosostenibile.
La Finca El Paraiso è una di queste in attività ormai da molti anni, ma anche la stupenda Finca del rancho San Vincente verso la Cueva del Indio dove nei verdi prati pascolano mucche e cavalli tanto da sembrare un paesaggio quasi alpino.
I turisti snobbano spesso questi luoghi preferendo riversarsi nei locali pressochè anonimi del villaggio.
A El Paraiso coltivazioni terrazzate di ortaggi e legumi servono al sostentamento dei campesinos e a quello dei viaggiatori che vangono qui per ammirare il tramonto sui Mogotes. I giovani ragazzi che la gestiscono si prodigano in spiegazioni e invitano a girare tra le coltivazioni. Poi di fronte ad una speciale Piña Colada alle erbe si rinnova il rito del tramonto.

foto :Mogotes da El Paraiso ( Luciano Perrone)

Los Aquaticos – Vinales – Cuba

I Mogotes di Vinales sono colline carsiche ricoperte di vegetazione e ricche di acqua. In una delle tante grotte si dice che Ernesto Guevara de la Serna, il Che, giocava a scacchi durante la crisi dei missili nel 1962. A Los Aquaticos, sulle alture dei Mogotes vive una piccola comunità campesina in origine composta da otto famiglie, ora solo da tre, dedita alla coltivazione del caffè, del riso e del tabacco. Una vita molto dura dove Antonio ara la terra ancora con strumenti per noi arcaici e trainati da buoi, dove le piante di riso si piantano una a una a mano. Dove il tabacco nella valle in basso si coltiva con i metodi di lotta biologica e i “puro” non subiscono processi industriali. Queste famiglie non hanno documenti, non sono registrate. Così vuole la tradizione e così continua ora. La nonna della piccola Rosalia dovrà recarsi in ospedale per curarsi un ginocchio se la medicina tradizionale delle erbe non darà gli effetti sperati, gli faranno un documento di riconoscimento provvisorio e così potrà curarsi.
Non ci sono strade se non piste sterrate e sentieri di una terra rossa ricca di ferro ideale per la coltivazione del tabacco che è il migliore al mondo.
Sei chilometri a piedi in un ambiente incontaminato, dove la biodiversità la fa da padrona. Tra appezzamenti di yucca e di mais, tra orchidee e alberi simili a baobab colonizzati dalle formiche mangiafoglie. Tra mango e caffè, tra alti banani e stupende palme.

foto : Antonio ( Luciano Perrone)

Ci rubano anche la morte

Adesso ci rubano anche la morte.
Pateh Sabally, 22 anni del Gambia, si è ucciso gettandosi nel Canal Grande per un permesso di soggiorno negato. Tra gli sguardi dei passanti, tra le videoriprese fatte con i telefonini e le voci da riva di persone che lo chiamavano “Africa” e qualcuno che diceva «Meglio lasciarlo morire, tanto ormai…» . Dicono che abbia rifiutato il salvagente,mentre i soccorsi non arrivavano“

Anche un senegalese tra i corpi sotto le macerie del Rigopiano” . Già perché da subito il
 “ senegalese” non ha nome , non ha volto, era un’operaio che nessuno cercava. Eppure Faye Dame, 30 anni del Senegal, era li a lavorare con il permesso di soggiorno in regola.
Questo siamo diventati o forse lo siamo sempre stati.
Buongiorno Italia

turpiloquio e politica

Che molti politici e parte di classe dirigente di questo Paese difettino nell’italiano parlato e talvolta nella sua comprensione credo sia un dato di fatto. Così come un dato di fatto è l’uso sempre più frequente di una gestualità volgare e del turpiloquio. Forse così si pensa di essere più vicini alla gente comune, al linguaggio comune. Un po’ come quegli insegnanti che per sentirsi più vicini ai propri studenti o per essere accettati ed essere considerati “amici” usano il loro stesso linguaggio venendo meno o rinunciando alla propria funzione prima di tutto educativa.
Questo è il Paese del Vaffa-day, del dito medio ostentato in direzione del proprio avversario di turno.
Oggi erano in tanti a sorridere e applaudire quando il relatore di turno Giachetti ( vicepresidente della Camera) – in quota maggioranza – all’assemblea nazionale del Pd diceva al suo amico Speranza  – in quota minoranza – che aveva “la faccia come il culo”. Nella migliore delle ipotesi, una caduta di stile che non può trovare giustificazione alcuna, guai se la trovasse . Un fatto marginale, dicono alcuni, rispetto ad una discussione ampia. Ma un fatto che è il segno dei tempi. Tempi bui in cui sembrano svanire le regole del rispetto delle idee per lasciare il posto all’aggressività verbale come arma per affermare la propria verità. Tempi in cui la dialettica è sopraffatta dalla prevaricazione. Forse ha proprio ragione il mio amico prof.Giovanni Missaglia quando scrive che siamo di fronte ad un “crollo etico ed estetico della classe dirigente” e occorra ripartire da una accurata selezione della stessa.

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